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Libri

Lo studio Glass e la scoperta dell’America

I rapporti e le influenze tra artisti e designer americani e maestri vetrai muranesi nella seconda metà del Novecento

«Silhouettes and Stripes» di Richard Marquis

A completamento dei cataloghi ragionati che hanno accompagnato le precedenti mostre su «Paolo Venini e la sua fornace» (2016) e su «Thomas Stearns alla Venini» (2019), Skira ha pubblicato il catalogo (in realtà un vero e proprio studio a sé stante) che ha corredato l’ultima esposizione all’Isola di San Giorgio: «Venezia e lo Studio Glass americano», curata da Tina Oldknow e William Warmus con l’intento di far luce sui rapporti e le reciproche influenze intercorse a partire dagli anni Cinquanta tra artisti e designer americani e maestri vetrai muranesi.

Una storia poco conosciuta che il volume aiuta ad apprezzare e approfondire, grazie ai saggi ricchi di informazioni e documentazioni e alle numerose illustrazioni di tutti i pezzi esposti. Scrive Pasquale Gagliardi nell’introduzione che «Questa storia potrebbe essere intitolata “La scoperta dell’America”, espressione che ha un duplice significato, a seconda che si consideri lAmerica il soggetto o loggetto della scoperta: in effetti, nella seconda metà del Novecento, l’America ha scoperto Murano e i muranesi hanno scoperto l’America».

Non furono pochi gli americani, come Ken Scott, Eugene Berman, Charles Lin Tissot e Thomas Stearns, chiamati o accolti da Paolo Venini e, dopo di lui, da Ludovico Diaz de Santillana nella fabbrica di famiglia, una delle poche favorevoli allo scambio. Ricordava Laura de Santillana che «La Venini era un luogo aperto dove chiunque poteva ottenere tutte le informazioni di cui aveva bisogno: in questo senso somigliava a una scuola. Eppure era anche una realtà industriale. Chi era interessato poteva venire a sperimentare e Venini metteva a disposizione il supporto tecnico per chiunque presentasse un progetto originale».

Al lavoro dei pionieri Harvey K.Littleton, Claire Falkenstein, Stearns, Robert Wilson, Mark Tobey e Dale Chihuly, seguiti da innovatori come Richard Marquis, Dan Dailey, Benjamin Moore, William Morris e molti altri, sono dedicati i saggi di ambedue i curatori che pongono in risalto il ruolo fondamentale di maestri vetrai come Checco Ongaro, Pino Signoretto e Lino Tagliapietra, quest’ultimo molto attivo anche negli Stati Uniti, come insegnante presso la Pilchuck Glass School.

Di estremo interesse lo scritto dello storico del vetro americano Howard Lockwood ricostruisce la genesi della passione americana per il vetro e il panorama che accoglie i primi artisti a Murano negli anni Cinquanta e Sessanta, mentre Murano, la sua realtà e le sue leggi nel corso dei secoli è tema del saggio di Rosa Barovier Mentasti. Più della metà del catalogo è dedicata alla copiosa illustrazione e schedatura delle opere esposte: 155 tra vasi, sculture e installazioni, completata da una bibliografia selezionata e dalle bibliografie degli artisti.

Venezia e lo Studio Glass Americano, a cura di Tina Oldknow e William Warmus, 368 pp., 250 ill. col., Skira, Milano 2020, € 65

da Il Giornale dell'Arte numero 412, novembre 2020

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