Lo stile è la vita per Daniele Tamagni

Novanta scatti del fotografo milanese prematuramente scomparso nel 2017 al Palazzo Morando-Costume Moda Immagine

«Willy Covary» da «Gentlemen of Bacongo» (2008), di Daniele Tamagni (particolare). © Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni
Ada Masoero |  | Milano

Se l’abbigliamento è da sempre, e in ogni cultura, portatore di precisi codici identitari e di comunicazione, tanto più lo è nelle sottoculture che, con la loro spinta vitale ed eversiva, fioriscono nelle comunità emarginate di Paesi africani e del Sud del mondo. È qui che Daniele Tamagni, famoso fotografo scomparso nel 2017 a soli 42 anni, ha condotto le sue indagini sugli stili e le tendenze della moda di strada, fucina di sperimentazioni e di novità spesso adottate da stilisti del sistema internazionale della moda (come Paul Smith) ma nate proprio per incarnare l’orgoglio di quei gruppi.

Novanta sue immagini selezionate da Aïda Muluneh e Chiara Bardelli Nonino compongono la mostra «Daniele Tamagni. Style is Life», presentata a Milano da Palazzo Morando | Costume Moda Immagine, con Daniele Tamagni Foundation, dal 9 febbraio al primo aprile. In apertura, le sue immagini più famose, quelle dei «sapeurs» congolesi: non vigili del fuoco né guastatori dell’esercito (ma questo un po’ sì), bensì i coloratissimi appartenenti alla Sape, Società degli Animatori e delle Persone Eleganti, detti i «dandy di Bacongo», quartiere di Brazzaville, Repubblica del Congo, che vestono sgargianti completi di raso, completati da accessori non meno chiassosi, manifestando così una forma di resistenza culturale nei confronti dei bianchi, di cui imitano, stravolgendoli ironicamente, i codici vestimentari: ecco allora, nell’immagine più celebre del libro Gentlemen of Bacongo, 2009, il giovane uomo, completo rosa, bombetta, cravatta, pochette e scarpe stringate rosse, grosso sigaro tra i denti, avanzare soddisfatto fra persone scamiciate, con le infradito di plastica ai piedi.

Ma ecco anche, dal Botswana, i membri di un gruppo heavy metal vestiti rigorosamente di nero, di cui Tamagni restituisce con la consueta empatia lo stile e l’immaginario. E da Johannesburgh, dove la repressione resta molto forte, le giovani crew urbane che si identificano anch’esse attraverso i loro abiti e (nel 2012) una delle primissime documentazioni della nascente Settimana della Moda di Dakar, oggi centrale nella moda africana.

Dall’Africa alla Bolivia per incontrare le «cholitas», lottatrici di wrestling il cui indumento identitario è una lunga, ampia gonna che si gonfia durante le loro evoluzioni: figure femminili che incarnano la volontà di emancipazione sociale e politica e di lotta alle tradizioni patriarcali, nel progetto con cui Tamagni vinse il World Press Photo Award 2011. In mostra figurano anche i tre progetti vincitori del Daniele Tamagni Grant, dell’omonima Fondazione che, con il Market Photo Workshop di Johannesburg, sostiene la formazione di giovani fotografi. Accompagna la mostra la monografia Daniele Tamagni Style is Life, edita da Kehrer Verlag.

© Riproduzione riservata «Vive la Sapé #2» da «Gentlemen of Bacongo» (2008), di Daniele Tamagni. © Daniele Tamagni/Courtesy Giordano Tamagni
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