Lo stato dell’arte della Fondazione Zeri

L’ente bolognese ha schedato e messo in rete 2.400 immagini di falsi, ospita una mostra sulla storica Galleria Sangiorgi e in autunno terrà un convegno sul collezionista Alessandro Contini Bonacossi

Federico Zeri
Simone Facchinetti |  | Bologna

La Fondazione Federico Zeri di Bologna si è imposta come un centro di ricerca attivo sul suolo nazionale tra i più intraprendenti e dinamici. Il lascito intellettuale del grande storico dell’arte (nato nel 1921 e scomparso nel 1998) è stato interpretato in vari modi, tutti aderenti al profilo sfaccettato di un conoscitore irripetibile (prima con la direzione di Anna Ottani Cavina e ora quella di Andrea Bacchi).
Anna Ottani Cavina, già direttrice della Fondazione Zeri
Rilanciare lo studio della storia della «connoisseurship» è un’operazione strategica che il medesimo Zeri avrebbe sicuramente approvato. Da che mondo è mondo il mercato dell’arte ha necessità di conoscitori, più che di esperti di cultura visuale. Quindi è del tutto naturale che la Fondazione intraprenda azioni concrete per avviare ricerche storiche in questa direzione essendo piuttosto evidente quanto gli studi accademici nazionali siano ancora arretrati rispetto a quelli di altri Paesi europei, che da molti anni hanno avviato indagini sui principali operatori del mercato dell’arte. Solo per fare un esempio: la National Gallery di Londra alcuni anni fa ha acquistato l’archivio di Agnew’s. Immaginate gli Uffizi che fanno lo stesso con l’archivio Contini Bonacossi (posto che esista ancora)?
Andrea Bacchi, attuale direttore Fondazione Zeri
Tanto per cominciare la Fondazione Zeri ha annunciato che nell’autunno del 2024 organizzerà un convegno di studi proprio sulla figura di Alessandro Contini Bonacossi (1878-1955), in collaborazione con la Fondazione CR Firenze. Parliamo del maggiore mercante d’arte della prima metà del Novecento, ovviamente legato a figure di conoscitori del calibro di Bode, Longhi e, ovviamente, Zeri. Torneremo sicuramente a occuparcene ma intanto conviene anticipare la notizia che grazie al contributo dell’Associazione Amici di Federico Zeri (presieduta da Walter Padovani), la Fondazione Zeri ha potuto avviare due ambiziosi progetti di ricerca dedicati allo studio del mercato antiquario in Italia.

Il primo, a cura di Marco Fossati, prevede il cendi Simone Facchinetti FINARTE 2 IN ECO simento degli antiquari attivi in Italia tra il 1870 e il 1960 e sfocerà in profili biografici aggiornati, informatizzati e resi disponibili nelle banche dati della Fondazione. Il secondo è un Dottorato di ricerca affidato alla giovane studiosa Eleonora Scianna, finalizzato a indagare l’archivio di Antonio (1857- 1923) e Carlo (1842-1914) Grandi, titolari della storica ditta milanese Grandi.

Ma soprattutto, per restare in tema di legami tra mercato, collezionismo e connoisseurship, la Fondazione Zeri ha catalogato e appena messo in rete oltre 2.400 immagini di opere false conservate nei propri fondi fotografici; in gran parte nella fototeca di Zeri (che presenta una sezione di ben 2.192 foto di falsi di pittura e scultura), ma anche nei fondi della storica dell’arte Luisa Vertova, dell’antiquario Luigi Albrighi (individuate come tali dall’occhio insuperabile di Luciano Bellosi) e nella fototeca di Everett Fahy (in numero di oltre 700, ancora in corso di catalogazione). Come a dire che i conoscitori, e di conseguenza il mercato, sanno comunque distinguere il vero dal falso. Vogliamo mettere alla prova gli esperti di cultura visuale?

Infine, una mostra in corso nella stessa Fondazione Zeri (Bologna, piazzetta Giorgio Morandi, 2), a cura di Francesca Mambelli e Francesca Candi (aperta fino al 31 gennaio 2024) è dedicata a «Il più grande centro commerciale di oggetti d’arte. La Galleria Sangiorgi tra Otto e Novecento nei materiali Zeri e Mancini», una rassegna di cataloghi e fotografie che approfondisce la storia di una galleria romana che ha fatto epoca, soprattutto grazie all’intuizione che qualsiasi opera d’arte potesse trovare l’equivalente in manufatti realizzati in stile. Un principio di fronte al quale il conoscitore di vecchia formazione storce ovviamente il naso, mentre rientra nell’ambito d’interesse dell’esperto di cultura visuale. Che sia questo il territorio in cui siglare la pace tra le due categorie di studiosi?

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