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Leonardo o Giampietrino?

Il quadro da 450 milioni attribuito a Leonardo e destinato al Louvre Abu Dhabi è davvero il «Salvator Mundi» proveniente dalle collezioni reali britanniche? Al Puškin ce n’è un altro...

Il «Salvator Mundi» del Giampietrino del Museo Puškin di Mosca, sul retro del quale è visibile la sigla «CR»

Mosca. Stanno emergendo dubbi sulla provenienza dal patrimonio della Corona inglese del «Salvator Mundi» (1500 ca) attribuito a Leonardo da Vinci e acquistato il 15 novembre 2017 a New York, in asta da Christie’s, da Abu Dhabi alla cifra record di 450,3 milioni di dollari. Nuove ricerche hanno rivelato che è più probabile che sia un altro dipinto dello stesso soggetto, ora al Museo di Stato Puškin di Mosca, quello registrato negli inventari storici delle Collezioni Reali britanniche. Desmond Shawe-Taylor, perito delle Queen’s Pictures alla Royal Collection, ammette di non essere per nulla sicuro che il «Salvator Mundi» di Leonardo sia proprio il dipinto un tempo di proprietà dei re britannici. «Ci sono diversi riferimenti negli archivi dell’epoca di Carlo I e Carlo II, ci dice, a un Leonardo che potrebbe essere il «Salvator Mundi», ma non è chiaro se si trattasse dell’opera recentemente venduta da Christie’s, di quella ora attribuita al Giampietrino del Puškin o di un’altra ancora».

La tavola di legno di pioppo del «Salvator Mundi» del Puškin riporta sul retro le iniziali «CR» (Charles Rex) con il marchio di una corona, prova del fatto che appartenne a Carlo I. Questo elemento è stato notato da Ben Lewis, che sta scrivendo un libro, The Last Leonardo (uscirà per Harper Collins il prossimo aprile). Lewis è convinto che l’opera del museo russo faccia nascere fondati dubbi sul fatto che il quadro di Abu Dhabi possa essere quello registrato negli archivi reali. La maggior parte della collezione d’arte di Carlo I fu venduta durante la Guerra civile, alla metà del Seicento. Nel XIX secolo, quando il «Salvator Mundi» russo era di proprietà della famiglia moscovita Mosolov, venne attribuito a Leonardo.

Il dipinto fu poi acquistato dal Puškin nel 1924 e ora è stato attribuito al Giampietrino, un seguace di Leonardo, e datato poco prima della sua morte nel 1549. La provenienza del dipinto di Abu Dhabi è invece più problematica, poiché non riporta il marchio «CR» sul verso della tavola di noce. «Il retro è stato apparentemente assottigliato e inserito su un supporto, probabilmente nel XIX secolo, e questo potrebbe aver portato alla rimozione della sigla del collezionista», spiega Diane Modestini, la restauratrice del «Salvator Mundi» di Abu Dhabi.

Tra il 1649 e il 1651, dopo l’esecuzione di di Carlo I, venne compilato un inventario della sua collezione. Ci sono due possibili riferimenti a un «Salvator Mundi» di Leonardo. Il primo recita: «Un’opera raffigurante Cristo eseguita da Leonardo a 30 sterline, venduta a Stone, 23 Ottobre 1651». Pur non specificando il soggetto, potrebbe trattarsi del «Salvator Mundi». Il secondo è a «un’opera raffigurante un ”Lord” a mezzo busto, 80 sterline» con una postilla: «e Leonardo da Vinci, venduta a Bass, 19 dicembre 1651». Il «Lord» potrebbe essere Cristo e non un nobile.

Pare che gli esperti di Christie’s dell’asta di novembre 2017 fossero al corrente solo del primo riferimento e non sapessero nulla circa il quadro del Puškin, quindi hanno collegato il loro «Salvator Mundi» con questo primo rimando, sostenendo che probabilmente era appartenuto a Carlo I. E infatti, la voce in catalogo per quest’opera titolava «Un’opera raffigurante Cristo eseguita da Leonardo». Quando il dipinto entrò nella collezione di Carlo II, l’inventario registra un Cristo di Leonardo «con un globo in una mano e l’altra sollevata». La provenienza reale suggerisce che il suo quadro fosse stato nella collezione reale britannica nella prima metà del XVII secolo, il che sosteneva l’attribuzione a Leonardo e probabilmente ne ha fatto salire il valore, facendogli raggiungere un record di 450 milioni. Niko Munz, specialista della collezione di Carlo I, ora crede che «con queste nuove prove, è probabile che l’opera a cui ci si riferiva negli inventari fosse quella del Puškin».

Nel frattempo, il quadro di Abu Dhabi è avvolto dal mistero: il 2 settembre il Dipartimento per la Cultura e il Turismo dell’Emirato ha a annunciato di aver «posticipato» la sua presentazione al Louvre Abu Dhabi, dopo aver mancato il primo anniversario della sua apertura l’11 novembre. Non è chiaro se questo ritardo riguarda il pagamento o la proprietà dell’opera, o questioni di attribuzione o conservazione. Il Louvre spera probabilmente di esporre il «Salvator Mundi» a Parigi nella sua mostra di Leonardo che aprirà nell’autunno 2019. Ma la notizia resta da confermare.

Martin Bailey, da Il Giornale dell'Arte numero 392, dicembre 2018


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