Lecce si è liberata dall’ossessione «grandi eventi»

Il confermato sindaco Carlo Salvemini: non bastano i turisti, è tempo di strategie coerenti

Carlo Salvemini
Massimiliano Cesari |  | Lecce

«La bellezza salverà il mondo», per dirla con la celebre e abusata frase di Dostoevskij. In realtà dovremmo pensare che gli uomini avranno il difficile compito di salvare e tutelare la bellezza. Di questo sembra essere consapevole il neoeletto (in realtà riconfermato) sindaco di Lecce, Carlo Salvemini, che della «questione culturale» ha fatto uno dei punti qualificanti del suo programma. Non proprio una scelta consueta nella politica attuale, a livello tanto locale quanto nazionale.

Lecce, la «Firenze del Sud» (come la definì lo storico tedesco Ferdinand Gregorovius), è oggi una meta amatissima dal turismo internazionale, in cui però si rischia di creare un’offerta culturale proiettata solo sulla fiera effimera e massificante degli eventi, quel turismo «mordi e fuggi» lontano dai tempi lunghi che invece esigono i progetti culturali.

Le sfide che attendono l’Amministrazione anche nel campo
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