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Archeologia

Le tre T dell'antica Chieti

Le aree archeologiche (teatro, tempietti e terme) diventeranno verdi e aperte

Veduta delle terme di Chieti

Chieti. Le chiamano le «Tre T»: teatro romano, tempietti e terme, ovvero i resti dell’antica «Teate» romana incastonati tra palazzi e strade urbane e oggetto di un progetto di restauro che guarda anche oltre: finanziato dal Mibact con 3 milioni di euro spendibili da quest’anno, il programma intende recuperare i monumenti dando loro visibilità e coinvolgendo chi vive attorno a queste vestigia.

Ha ideato il progetto la soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo Rosaria Mencarelli, affiancata dal suo staff, lo accompagna la Fondazione Fitzcarraldo di Torino con l’architetto Luca Dal Pozzolo, lo appoggiano più enti e istituzioni. «Vogliamo rendere questi simboli dell’antichità davvero visibili in maniera contemporanea e godibile, perciò non basta il mero restauro, spiega Rosaria Mencarelli. Messi in rete i tre monumenti possono qualificare la città».

Come? «Le terme hanno un assetto più da parco urbano e come tali vanno percepite, devono diventare un luogo dove trovare riparo, leggere, continua la soprintendente. «I tempietti nelle parti chiuse ospiteranno mostre e incontri: si trovano in un’area che viene riqualificata dalla Provincia di Chieti e vogliamo renderli permeabili con la vicina ex biblioteca per creare una piazza del sapere. Poiché non possiamo né vogliamo fare da soli, affidiamo la progettazione, retribuita, dalle coperture per le terme a un percorso nel teatro, agli studenti del dipartimento di Architettura dell’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara guidati da Claudio Varagnoli, docente e cattedratico della Scuola archeologica di Atene. Essendo giovani, avranno idee più innovative delle nostre».

Ma chi, e quando, gestirà questi monumenti? «I restauri delle “Tre T” saranno conclusi entro il 2021, risponde la storica dell’arte. Non voglio lasciarle chiuse perché non possiamo gestirle. Vogliamo creare luoghi frequentabili per pubblici diversi in un percorso sia scientificamente che economicamente virtuoso. Coinvolgiamo i cittadini in incontri pubblici iniziati già a gennaio. E qui entra la Fondazione Fitzcarraldo».

Luca Dal Pozzolo, architetto, responsabile della ricerca dell’istituto piemontese spiega: «Il nostro ruolo è accompagnare e guidare un processo con tanti attori diversi. Insieme agli aspetti più progettuali con Varagnoli, intendiamo costruire una narrativa delle stratificazioni romane sia per i turisti sia per la cittadinanza che deve prenderne coscienza in maniera adeguata. La nostra idea, con la Soprintendenza, è rendere le tre aree archeologiche zone verdi aperte, non musealizzate e chiuse, e delineare insieme alle varie categorie una visione di Chieti».

Dal Pozzolo tratteggia allora un secondo aspetto del programma: «Si tratta di “pillole formative” per giovani. C’è già chi opera e la Soprintendenza ha ottime relazioni con la città, perciò vogliamo costruire tutti insieme un gruppo professionale in grado di raccontare le “Tre T” alla popolazione e di essere “tourist angels”, capaci di gestire i monumenti e, di conseguenza, anche posti di lavoro».

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020



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