Le storie mai raccontate di Peter Lindbergh

Prima (e ultima) personale del fotografo recentemente scomparso

A sinistra, «Karen Elson, Los Angeles», 1997; a destra, «Querelle Jansen, Paris», 2012. © Peter Lindbergh (Courtesy Peter Lindbergh, Paris)
Francesca Petretto |

Düsseldorf. È scomparso il 3 settembre scorso in quella Parigi che dal 1978 era diventata la sua dimora Peter Lindbergh, nativo della Lissa un tempo tedesca, facendo appena in tempo a curare per la prima (e ultima) volta una sua personale: è questa «Peter Lindbergh: untold stories», che il Kunstpalast di Düsseldorf ospita tra il 5 febbraio e l’1 giugno. Questa singolarità la rende ancora più preziosa, giacché artista e curatore si fondono in un’unica persona, e le donano nuance e significati più intimi rispetto a qualsiasi altra.

Perciò, chiusa la parentesi in Renania Settentrionale, viaggerà in altre sedi internazionali, dal Museum für Kunst und Gewerbe di Amburgo, passando per l’Hessisches Landesmuseum di Darmstadt, fino al Museo Madre a Napoli. Due anni ha impiegato il celebre fotografo per lavorare a una presentazione che raccoglie 140 lavori compiuti a partire dai primi anni ’80 ad
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