Le riserve hanno salvato la partita di Christie’s

All'asta Old masters venduto il pezzo mancante del fregio dipinto da Dosso Dossi per il camerino di Alfonso I d’Este a Ferrara

Simone Facchinetti |

L’asta di Old Masters che si è svolta il 22 aprile presso Christie’s New York ha segnato un discreto successo. Non so se la casa d’aste sia pienamente soddisfatta, certo alcuni venditori si sono sfregati le mani. Una fonte affidabile mi ha confessato un paio di retroscena, divertenti e istruttivi allo stesso tempo. Riguardano il talento e il caso, miscelati in parti uguali.

Il talento è stato quello di un abile cercatore che in Francia ha individuato un paesaggio del Cinquecento, classificato in un’asta di provincia come: «maniera di Alessandro Magnasco». Quelle figurette che animano il paesaggio sembravano talmente moderne da rendere possibile una confusione tra un’opera del XVI con una del XVIII secolo. Dopo essere stato messo a fuoco il problema si è capito che era il pezzo mancante del fregio dipinto da Dosso Dossi per il camerino di Alfonso I d’Este a Ferrara. Andava esattamente a combaciare con l’episodio dei Troiani che lasciano la Sicilia (da cui era stato decurtato) della National Gallery di Washington: bingo. Difatti è stato venduto a 400mila dollari (lotto 22; nella foto).

Il caso si è presentato, nelle vesti della dea bendata, a un secondo raccoglitore. Uno che «non riconoscerebbe un capolavoro neanche se gli mordesse il culo», secondo la celebre battuta di Woody Allen. Questo secondo personaggio è incappato in una tela del Cinquecento, acquistata a circa 3mila sterline in un’asta della provincia inglese. Dopo averla mostrata un po’ in giro ha appreso, stupefatto, che era di Sebastiano del Piombo, creato di Giorgione e allievo di Michelangelo: secondo bingo. Il quadro è passato di mano, all’asta newyorkese, per 3.150.000 dollari («La visione di sant’Antonio Abate»).

Dietro le quinte si è cercato anche di mascherare una macchia fastidiosa, come quelle di vino rosso sulle tovaglie bianche, appena lavate. Qualche giorno prima dell’incanto è stato ritirato il lotto 44, riferito a Murillo. Nessuno sa perché sia successo, tuttavia si vocifera che qualcuno abbia appurato che l’opera non fosse un nobile «ricordo» del pittore sivigliano ma una volgarissima copia. Meglio non far figure quando si scende in campo con la divisa della domenica.

L’asta, nel complesso, è andata discretamente bene, come dicevamo all’inizio, totalizzando 18 milioni di dollari. Qualche spunto, un gol mancato a porta vuota, un paio di acrobazie, una serie di azioni da rivedere alla moviola. Le aste sono un po’ come le partite di calcio, coi brocchi che non segnano mai (anche se bisogna farli giocare per via dei contratti firmati), i fuoriclasse e le riserve che, alla fine, salvano la partita.

Ecco, l’asta era prevalentemente composta da riserve: tutte allenate e in gran forma (sulla carta), ma pur sempre delle riserve. In ogni caso hanno vinto 3 a 0. Il goal più spettacolare l’ha messo a segno Lucas Cranach («La Resurrezione»), che ha quasi triplicato la base d’asta, fermandosi a 2.190.000 dollari. Il secondo, su rigore, l’ha segnato l’atelier (ma può marcare un punto un’intera bottega!) di Sandro Botticelli («Madonna con Bambino e san Giovannino»), aggiudicato a 1.350.000 dollari. Il terzo, alla stessa cifra, un Paolo Veronese (col fiato un po’ corto) che ha più che raddoppiato la stima («I simboli dei quattro evangelisti»).

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