Le nostre prevedibili catastrofi d’arte

L’indifferenza politica riflette quella di troppi cittadini perché mancano conoscenza e coscienze

La basilica di San Francesco a Norcia, distrutta dal terremoto del 30 ottobre 2016
Stefano Miliani |

Gran parte dell’Italia è sismica, in Liguria ormai temono i nubifragi come fossero bombardamenti, frane e alluvioni si sprecano eppure non ci attrezziamo, non coltiviamo una cultura della prevenzione urbana e paesaggistica. Progettare a lungo termine, rimuovere le cause umane dei disastri non rende in consenso elettorale; tuttavia, l’indifferenza politica riflette quella di troppi cittadini perché mancano conoscenza e coscienze.

Allora gli storici dell’arte devono cambiare passo, acquisire un raggio più ampio d’interessi, farsi comprendere e ascoltare. Selezionando all’osso, a considerazioni simili conduce il denso e stimolante volume del Kunsthistorisches Institut di Firenze, Max Planck Institut, curato dal direttore Gerhard Wolf, Carmen Belmonte ed Elisabetta Scirocco. In più pagine ricorre il concetto del ricostruire «com’era dov’era» e non come facile slogan: Valentina Valerio ricorda
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