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Le nostre prevedibili catastrofi d’arte

L’indifferenza politica riflette quella di troppi cittadini perché mancano conoscenza e coscienze

La basilica di San Francesco a Norcia, distrutta dal terremoto del 30 ottobre 2016

Gran parte dell’Italia è sismica, in Liguria ormai temono i nubifragi come fossero bombardamenti, frane e alluvioni si sprecano eppure non ci attrezziamo, non coltiviamo una cultura della prevenzione urbana e paesaggistica. Progettare a lungo termine, rimuovere le cause umane dei disastri non rende in consenso elettorale; tuttavia, l’indifferenza politica riflette quella di troppi cittadini perché mancano conoscenza e coscienze.

Allora gli storici dell’arte devono cambiare passo, acquisire un raggio più ampio d’interessi, farsi comprendere e ascoltare. Selezionando all’osso, a considerazioni simili conduce il denso e stimolante volume del Kunsthistorisches Institut di Firenze, Max Planck Institut, curato dal direttore Gerhard Wolf, Carmen Belmonte ed Elisabetta Scirocco. In più pagine ricorre il concetto del ricostruire «com’era dov’era» e non come facile slogan: Valentina Valerio ricorda quanto servirebbe la Carta del rischio sui monumenti ideata dall’Istituto Centrale del Restauro quando lo dirigeva Giovanni Urbani; Tomaso Montanari scrive dei campanili abbattuti in Emilia dopo il terremoto 2012 solo perché erano dell’800 o del '900.

Includendo indagini condotte da ricercatori per il Kunst, ricorre anche come una drammatica frattura la gestione dell’Aquila subito dopo il sisma del 2009. Vi vede una «comunità disgregata» Cristiana Pasqualetti dell’ateneo aquilano. Secondo Salvatore Settis, nel proliferare delle periferie a fronte di centri urbani svuotati e votati a turismo e intrattenimento, «se Venezia muore, L’Aquila è diventata un laboratorio per l’obliterazione dei centri storici» e riflette: nei nuovi scenari globali «la strumentazione intellettuale della storia dell’arte non basta più».

Storia dell’arte e catastrofi. Spazio, tempi, società, a cura di Carmen Belmonte, Elisabetta Scirocco, Gerhard Wolf, 432 pp., ill. col. e b/n, Marsilio, Venezia 2019, € 38,00

Stefano Miliani, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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