Le celebrità consacrate da Irving Penn

Dopo trent'anni il fotografo americano torna ad essere esposto a Milano con una grande antologica da Cardi Gallery

Irving Penn, «Black and White Vogue Cover (Jean Patchett)», New York, 1950 © Condé Nast
Ada Masoero |  | Milano

Una grande antologica di Irving Penn non si vedeva a Milano da trent’anni. Dall’8 settembre al 22 dicembre è Cardi Gallery a presentarne una, molto ricca, realizzata con la Fondazione Irving Penn, che ripercorre il suo lavoro dagli anni Quaranta ai Novanta. Il progetto espositivo pone al centro le sue celeberrime fotografie di moda, ma presenta anche ritratti di celebrità e immagini della natura, still life e scatti di detriti urbani.

Figlio d’immigrati russi di religione ebraica, nato nel New Jersey, Irving Penn (1917-2009) ha rinnovato profondamente il linguaggio fotografico, facendosi guidare dalla sua educazione da artista. Si era formato come pittore seguendo il corso di Alexey Brodovitch ma, insoddisfatto dei risultati, alla fine degli anni ’30 inizia a lavorare come fotografo ad «Harper’s Bazaar», diretta dallo stesso Brodovitch, per passare poi a «Vogue America», dove diventa assistente del direttore editoriale Alexander Liberman, che lo incoraggia a sviluppare uno sguardo personale.

Iniziava allora per lui un percorso che ne avrebbe fatto uno dei mostri sacri della fotografia del Novecento, autore di oltre 150 copertine della rivista e di un gran numero di servizi in tutto il mondo che s’imponevano allo sguardo per la purezza formale e la capacità di sintesi, per l’uso efficacissimo della luce naturale e per la sapienza tecnica e la tensione sperimentale nella stampa.

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