Le Case d’Asta nel 2021 | Intervista a Sonia Farsetti, FarsettiArte

Web e aste a tempo funzionano, in attesa di ripartire

Michela Moro |

Nel 1955 Frediano e Franco Farsetti fondano a Prato Farsettiarte, seguita nel 1962 dalla Casa d’Aste. Le due realtà hanno avuto nel corso degli anni percorsi paralleli, pur mantenendosi autonome l’una dall’altra. Alla sede di Prato si sono aggiunte quelle di Cortina d’Ampezzo nel 1964, della Versilia nel 1969, di Milano nel 1982 e la nuova sede di Prato nel 1991 accanto al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci. Sonia Farsetti, titolare con la famiglia della casa d’aste, dal 2002 è presidente dell’A.N.C.A., Associazione Nazionale delle Case d’Asta italiane. A lei la parola.

Com’è trascorso l’anno, quale strada ha preso il mercato e quali cambiamenti avete registrato?
È stato un anno estremamente difficile. La crisi economica scaturita dalla pandemia ha toccato anche il settore del mercato dell’arte e dunque le case d’asta. Queste ultime però, a differenza di altri operatori del settore, erano già dotate degli strumenti risultati indispensabili a mantenere viva l’attività, come piattaforme online già strutturate per la vendita e l’acquisto da remoto.

Quali cambiamenti avete registrato?
Il cambiamento più evidente è stato l’impossibilità di organizzare eventi ed esposizioni; al mancato contatto diretto con i collezionisti, per noi fondamentale, si è unita la difficoltà nella pianificazione di date e tempistiche, soggette a continue variazioni. La nostra clientela aveva già risposto positivamente alle nuove possibilità offerte dalle piattaforme online, dimostrandosi curiosa nei confronti dell’asta a tempo, con la quale in parte si è confrontata per la prima volta, e utilizzando sempre di più gli strumenti a disposizione per informarsi sugli oggetti e le opere in vendita, come documentazioni fotografiche aggiuntive e condition report.

Quali sono le problematiche del settore in Italia?
L’Italia, già in una fase di crescita lenta l’anno scorso, quest’anno ha subito come tutto il mondo una battuta d’arresto; la situazione economica italiana rimane incerta e la presenza di un apparato burocratico complesso non aiuta la semplificazione dei processi di vendita e acquisto, in questi tempi auspicabile.

A chi è in mano il mercato oggi?
Difficile dare una risposta esaustiva; sicuramente le case d’asta in questo momento svolgono un ruolo chiave nel mercato dell’arte, dovuto anche all’arresto forzato di altre importanti realtà come le gallerie d’arte e le fiere.

Che cosa prevede per il mercato del 2021?
Fare previsioni in una situazione così incerta è molto difficile, sebbene i segnali di costante interesse per il mondo dell’arte in questo inizio d’anno sembrino incoraggianti e facciano guardare all’anno che è appena iniziato con un certo ottimismo. La speranza è di tornare a realizzare le aste tradizionali e le esposizioni in presenza del pubblico, corredate dai nostri cataloghi cartacei che, con i loro approfondimenti, sono da sempre uno dei punti di forza di Farsettiarte.

In quale settore concentrerete le vostre energie e su che cosa suggerite di investire?
Il nostro settore di punta rimane quello dell’Arte Moderna e Contemporanea, qui concentriamo i nostri maggiori sforzi e siamo convinti di poter offrire opere su cui garantire una certa sicurezza di investimento, ma è nostro desiderio ampliare l’offerta anche ad altri settori, incrementando i dipartimenti e puntando sempre di più sulle aste a tempo, che hanno decisamente allargato gli orizzonti e la clientela permettendo di arricchire il calendario e di offrire un raggio di opere più ampio per prezzi e tipologie rispetto alle aste tradizionali.

Sono cambiate le figure, le motivazioni e le tendenze dei collezionisti e che impatto hanno avuto le tecnologie sul modo di collezionare?
I profili dei collezionisti non sono classificabili in una categoria unica. Per quanto riguarda i venditori si passa da quello occasionale, che ha ereditato dei beni, a piccoli e grandi collezionisti che intendono parzialmente o interamente monetizzare o diversificare la propria collezione, agli operatori di settore, mercanti e galleristi. Lo stesso vale per i compratori, che si approcciano alle aste in modo diverso in base alla tipologia proposta: da chi acquista solo sporadicamente ai medi e grandi collezionisti, alle fondazioni e ai mercanti d’arte. Dietro a ogni collezionista vi è sempre una motivazione, che può essere la passione, la speculazione o la volontà di diversificare il proprio patrimonio. Le nuove tecnologie hanno contribuito a estendere la domanda e l’offerta a livello globale, superando i localismi e gli ostacoli dovuti alla distanza fisica.

C’è stato maggior interesse dei compratori esteri ad acquistare in Italia? Le case d’asta italiane sono state svantaggiate rispetto alle straniere?
Come già detto, con la tecnologia l’offerta è diventata globale: ogni asta è potenzialmente fruibile da chiunque, in qualsiasi parte del mondo, pertanto i compratori stranieri sono da anni presenze stabili all’interno della nostra clientela. Certamente un apparato burocratico non agile e la normativa sull’esportazione non allineata a quella europea (si incontrano ancora resistenze all’applicazione della soglia di valore che è sempre legge di Stato) pongono ancora l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto agli altri Paesi. Per il nuovo anno auspichiamo di proseguire e potenziare il dialogo con le istituzioni.

Le tecnologie applicate alle aste quest’anno hanno sicuramente incentivato la trasparenza dei risultati, molto importante per le nuove leve di collezionisti internazionali. Quanto conta la trasparenza dei risultati pubblicati in relazione alla fiducia degli acquirenti esteri? Il mercato italiano ha ancora zone di opacità?
La tendenza a una totale trasparenza è una prassi consolidata delle vendite all’asta. La fidelizzazione dei clienti dipende parzialmente da essa, trovando il suo fondamento piuttosto nella qualità della proposta e nella professionalità con cui la casa d’asta affronta il processo di vendita in ogni suo aspetto.

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