Le Case d’Asta nel 2021 | Intervista a Rossella Novarini, Il Ponte Casa d’Aste

Dalle sfide nascono nuove strategie evolutive

Michela Moro |

Nel 1974 l’antiquario Stefano Redaelli inaugura a Milano la Galleria d’Arte Il Ponte, che presto diventa Il Ponte Casa d’Aste. Punto di riferimento per le vendite di immobili e arredi di prestigio, si aprì in seguito ad Arte Moderna e Contemporanea, Fashion Vintage, Gioielli, proseguendo con le aste di importanti collezioni e successioni. Nel 2006 inaugura viaPitteri10, uno spazio di oltre 3mila metri quadrati per vendite più commerciali che consentono a un pubblico più ampio di appassionarsi alle aste senza oneri eccessivi. Oggi i dipartimenti spaziano da Design e Arti applicate del ’900 ad Arte Orientale, Orologi, Maioliche e Porcellane, Argenti, Strumenti Musicali, Filatelia e Numismatica, oltre ai Dipinti del XIX e XX secolo, Dipinti antichi, Arredi e Mobili. La parola a Rossella Novarini, direttrice generale della Casa d’Aste.

Com’è trascorso l’anno, quale strada ha preso il mercato e quali cambiamenti avete registrato?
Le innumerevoli difficoltà che ci siamo trovati ad affrontare nel 2020 sono state una scossa che, sottraendoci certezze, ci ha messo di fronte a scelte e strategie evolutive. L’incremento deciso delle attività di web marketing, l’implementazione di contenuti sul sito e sui canali social, le modalità di acquisto online o da remoto sono state fondamentali. Abbiamo ridefinito le modalità di lavoro tradizionali, ricercando potenzialità e strumenti nuovi attraverso cui soddisfare una richiesta di mercato mai venuta meno. Lo definirei l’anno della rivoluzione tecnologica per supplire alla distanza fisica. Il mercato si è immediatamente adeguato per non perdere aderenza con le altre forme di investimento e di presenza attiva.

Quali cambiamenti avete registrato?
L’atteggiamento del pubblico si è evoluto rapidamente sia con una maggior dimestichezza con i servizi online sia con modalità di acquisto alternative. C’è stato un boom di iscrizioni alla nostra piattaforma IlPonteLive e alle nostre newsletter. Numeri altissimi anche per i virtual tour dell’esposizione. La digitalizzazione è diventata una forma comunicativa e di contatto che coinvolge tutte le età e tutte le aree nazionali e internazionali. La clientela più stanziale, ma non meno coinvolta, ha cercato forme alternative per partecipare ed essere protagonista.

Quali sono le problematiche del settore in Italia?
Una su tutte le cavillosità legislative e burocratiche che portano il nostro settore, ma non solo, a essere ostacolato soprattutto nella sua espansione all’estero e nella vendita di moltissime tipologie di beni. In Italia il mercato dell’arte è fortemente penalizzato nella circolazione delle opere rispetto alle normative degli altri Paesi europei, dove esistono soglie temporali e di valore, di qualità e regole che non penalizzano il libero scambio. L’introduzione della «soglia di valore» dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) ammorbidire una legge farraginosa e anacronistica e alleggerire i passaggi e il carico sulle Soprintendenze. Permettere al cliente straniero di accedere agevolmente al nostro mercato, se pensiamo ai beni più commerciali tra gli arredi e alle opere in generale, può solo portare benefici. È giusto che i capolavori assoluti restino sul territorio, a patto però che siano esposti e valorizzati a beneficio di tutti. Bloccare e porre veti indiscriminatamente su tutto non permette di valorizzare quello che davvero può considerarsi patrimonio e diventa solo un esercizio di intromissione statale fine a se stesso. Connessa a questo aspetto è la seria difficoltà nel fare impresa in Italia, per cui il ricambio generazionale è molto lento e difficile. Diventare ed essere imprenditori e affermarsi è complicatissimo per i giovani. Gli acquirenti sono di età più avanzata rispetto ad altri Paesi, dove anche i Millennial già da tempo acquistano opere d’arte. Se vogliamo una solida ripresa del mercato dobbiamo anche puntare a rendere economicamente autonomi i giovani che hanno voglia di fare impresa: è da lì che partono la ripresa e la circolarità del mercato.

A chi è in mano il mercato oggi?
Il mercato è estremamente globalizzato. Il potere di internet ha reso trasversale il potenziale di acquisto. Se parliamo di «influenza», in questo preciso momento storico penso che siano le case d’asta a dettare le tendenze e a essere principale punto di riferimento per tutti coloro che desiderano collezionare. La chiusura e il blocco di numerosi canali di vendita di opere d’arte, a livello nazionale e internazionale (fiere, mostre, saloni ecc.) ha contribuito a far confluire sul mercato delle aste una fetta importante della domanda e dell’offerta.

Che cosa prevede per il mercato del 2021?
Il settore delle vendite online continuerà a registrare una considerevole crescita. Ci auguriamo di poter presto tornare a un contatto diretto con i clienti, con esposizioni e aste in presenza. Per quanto l’online si sia dimostrato un ottimo e necessario alleato e siano aumentate esponenzialmente le richieste di condition report, alcune tipologie di beni, insieme all’emozione di una battitura dal vivo, hanno bisogno anche della presenza fisica. La bellezza di questo lavoro risiede nella ricchezza delle relazioni.

In quale settore concentrerete le vostre energie e su che cosa suggerite di investire?
Proseguiremo nell’individuazione sempre più capillare, per ciascun settore, delle esigenze dei venditori e degli acquirenti: siamo letteralmente «un ponte» tra questi due tipi di clientela, un riferimento affidabile, attendibile e solido per il pubblico. I nostri esperti concentrano le energie nella raccolta e proposta di autori e generi ancora poco noti, ma che per qualità e storia hanno il potenziale per divenire ottimi investimenti. Crediamo fortemente nella ripresa dell’Antico. L’Arte Moderna e le Arti Decorative del ’900 e il Design continueranno a proporre nomi di grandi maestri italiani del Novecento e artisti la cui peculiarità è stata finora sottovalutata e poco considerata. Valorizzare, riscoprire, proporre sono le parole d’ordine. Accanto ai dipartimenti già avviati cercheremo di promuovere quelli inaugurati nel 2020 (Automobilia e Vini e Distillati), capillarizzando la nostra offerta in base alle tante domande dei mercati.

Sono cambiate le figure, le motivazioni e le tendenze dei collezionisti e che impatto hanno avuto le tecnologie sul modo di collezionare?
Il mondo delle case d’asta è stato per diversi anni molto frainteso, soprattutto nel contesto nazionale, associato a un contesto di «fallimento»; per anni è stato frequentato perlopiù da operatori del settore, che per formazione sapevano come muoversi tra le proposte dei cataloghi. La rivoluzione digitale con i nuovi canali divulgativi e di acquisto ha reso la nostra attività di interesse collettivo e maggiormente accessibile a diverse tipologie di appassionati, portandoci sempre più dentro «l’universo cliente» eterogeneo per nazionalità, fasce di età e sesso. Le tendenze e le motivazioni cambiano e continueranno a mutare. Il collezionismo, da lusso per pochi e simbolo di status sociale, sta diventando una passione accessibile a tutti e un’espressione di sé.

C’è stato maggior interesse dei compratori esteri ad acquistare in Italia? Le case d’asta italiane sono state svantaggiate rispetto alle straniere?
Il pubblico estero è in continuo aumento e riconosce sempre di più la grande qualità dei beni proposti a catalogo. Gli interessi e le motivazioni variano molto a secondo del dipartimento. Il settore Gioielli si rivolge genericamente a un pubblico che cerca l’investimento concreto e tradizionale, il settore dell’Antico riscontra molto successo in Europa, i settori dell’Arte Moderna e Contemporanea e del Design hanno le più alte percentuali di compratori stranieri, anche su mercati nuovi come Sudamerica e Asia. Un fenomeno riscontrato anche nei Dipinti e Sculture del XIX e XX secolo, con una clientela dell’Est con particolare interesse per opere di artisti del loro ambito culturale e storico. L’Arte Orientale è seguita prevalentemente da clienti cinesi, interessati al loro patrimonio artistico. Lo svantaggio rispetto ai competitor stranieri sono le limitazioni e le incertezze legate all’esportazione. Si sta cercando di rendere più snelle le procedure, ma il percorso è lungo e pieno di insidie.

Le tecnologie applicate alle aste quest’anno hanno sicuramente incentivato la trasparenza dei risultati, molto importante per le nuove leve di collezionisti internazionali. Quanto conta la trasparenza dei risultati pubblicati in relazione alla fiducia degli acquirenti esteri? Il mercato italiano ha ancora zone di opacità?
La trasparenza dei risultati è fondamentale per dare fiducia e ossigeno al mercato, che subisce ancora la cattiva reputazione (accumulata tra gli anni ’50 e ’90) di essere poco cristallino. Con i risultati pubblici delle aste si ha l’opportunità di redimerlo: non più speculazioni che falsano la percezione di collezionisti e venditori, ma un mercato vero che diventi riferimento. L’online e le dirette streaming delle aste hanno permesso di condividere emozioni, sensazioni ma soprattutto dati, le riviste di settore e i siti di monitorare con più facilità e rapidità i valori di mercato dei beni e le attività dei vari competitor. Il mercato italiano ha delle zone di opacità per i problemi detti sopra: più gli ostacoli sono cronicizzati maggiori sono i tentativi per aggirarli. Noi seguiamo una policy di estrema limpidezza, crediamo sia l’unico modo per ottenere la fiducia e stima dei clienti.

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Michela Moro
Altri articoli in ASTE