Le Case d’Asta nel 2021 | Intervista a Pietro De Bernardi, Pandolfini

L’incertezza si vince con la qualità

Michela Moro |

Fondata  nel 1924, Pandolfini è la più antica casa d’aste italiana. Ha nel tempo consolidato il suo ruolo mantenendo il passo con il mercato e il collezionismo. Queste posizioni sono state raggiunte affiancando all’Antiquariato e ai Dipinti antichi e dell’Ottocento, i Dipinti moderni e contemporanei, i Gioielli e gli Orologi, poi dipartimenti come i Vini di pregio e da collezione, Reperti archeologici e Arte orientale, tutti settori più frequenti sul mercato internazionale che su quello italiano nel quale Pandolfini è diventata leader. Il culmine della ricca programmazione è la vendita «Capolavori da Collezioni  Italiane» caratterizzata da pochissimi lotti estremamente selezionati, un unicum da record. La parola all’AD Pietro De Bernardi.

Com’è trascorso l’anno, quale strada ha preso il mercato e quali cambiamenti avete registrato?
Pandolfini ha chiuso il 2020 con un risultato di vendite certamente molto positivo in relazione all’emergenza sanitaria. Una contingenza che ci ha spinto a posticipare le aste più importanti programmate per novembre e dicembre 2020 ai primi mesi del 2021, a partire dal 19 e 20 gennaio con le vendite di Design e Arte moderna e contemporanea. La nostra strategia, improntata alla selezione dei lotti e alla ricerca della qualità, ha certamente pagato nel primo semestre quando, con i dovuti ritardi, si è pressoché completato il calendario delle vendite, superando il risultato dello stesso periodo del 2019. Nel 2020 abbiamo anche mantenuto invariata la media lotto, se si esclude l’asta del 2019 «Tesori Ritrovati», che con i suoi 12,5 milioni di euro realizzati con la vendita di 54 opere è un evento straordinario nel mercato.

Quali cambiamenti avete registrato?
In questo momento d’incertezza si nota a livello nazionale un mutamento nell’offerta. Abbiamo riscontrato un incremento delle opere di livello qualitativo medio basso, con il risultato che in questo segmento di mercato, già in crisi da tempo, sono aumentati gli invenduti e i prezzi tendono a decrescere. Al contempo è invariata la percentuale di opere di qualità elevata, sempre più difficili da reperire a prezzi corretti e provenienze private, prerogativa che le rende più attraenti per il mercato e importanti per noi che abbiamo sempre puntato sulla qualità e la selezione delle opere a scapito del numero di lotti. Non abbiamo notato cambiamenti radicali di gusto o propensione all’acquisto in determinati settori. La nostra piattaforma PANDOLFINI TEMPO, come quelle dei nostri concorrenti, è stata utilizzata in maniera molto più consistente: ha infatti registrato circa  il 26% delle vendite totali. Abbiamo inoltre notato un forte incremento dei compratori dall’estero per i gioielli, l’arte contemporanea e la pittura antica.

Sono cambiate le figure, le motivazioni e le tendenze dei collezionisti e che impatto hanno avuto le tecnologie sul modo di collezionare?
Come detto abbiamo notato un cambiamento nell’offerta, mentre non si registrano rivoluzioni tra gli operatori: sono collezionisti che vogliono migliorare la loro collezione, privati che hanno ereditato opere d’arte a cui non sono interessati e operatori del settore che approfittano della tecnologia in possesso delle case d’asta per fare vendite con maggiore visibilità sul mercato. Chi compra è focalizzato su beni relativi al settore del lusso, come Gioielli, Orologi da polso e Vini da collezione, quest’ultimo dipartimento ha ottenuto risultati eccezionali, in due aste ha totalizzato quasi 2,5 milioni di euro con percentuali di venduto che sfiorano il 100%, per certe categorie lo hanno raggiunto. Il collezionismo come passione, interconnesso al gusto e alle mode, è sempre più intersettoriale, con il minimo comun denominatore della ricerca della qualità, mentre i buyer ricercano opere e oggetti iconici, firmati da grandi produttori o di sicura attribuzione e corredati di export licence.

A chi è in mano il mercato oggi?
Il ruolo delle case d’asta è oggi predominante. Assistiamo, soprattutto a livello internazionale, a operazioni importanti coperte da garanzie emesse dalle stesse case d’asta o da terzi indipendenti che hanno permesso di inserire in catalogo opere che altrimenti non sarebbero mai uscite dalle collezioni in cui erano. Queste operazioni finanziarie, collegate al mercato dell’arte in asta, riducono il margine che separa il mercato delle gallerie d’arte da quello delle case d’asta; e le Private Sale, oggi appannaggio anche delle case d’asta, sono un altro elemento che rende quel margine ancora più esiguo. Nel 2020 questa attività ha rappresentato il 15% del nostro volume d’affari.

Che cosa prevede per il mercato del 2021?
La previsione è molto complessa, ma possiamo dire che i compratori sono certamente molto motivati e alla continua ricerca di opere di qualità con provenienza eccellente. La vera sfida sarà reperire questo tipo di opere per la vendita in asta e convincere i potenziali venditori che, contro tutto quello che sentiamo e pensiamo, con la previsione di un vaccino e la probabile fine della pandemia, il 2021 sarà un buon momento per vendere.

In quale settore concentrerete le vostre energie e su che cosa suggerite di investire?
Il settore dei Dipinti antichi e dei Dipinti del XIX secolo offrono le migliori opportunità. Si trovano ancora opere di indubbia qualità e di grande fascino a prezzi corretti, con possibilità di sbagliare l’investimento molto vicine allo zero. Continuano a essere interessanti anche i settori degli Orologi da polso e dei Gioielli, che in crescita costante anno dopo anno rappresentano una forma di investimento alternativo con una elevatissima liquidità del mercato.

C’è stato maggior interesse dei compratori esteri ad acquistare in Italia? Le case d’asta italiane sono state svantaggiate rispetto alle straniere?
Abbiamo notato una forte crescita dei compratori stranieri, che da un lato hanno maggiore disponibilità e propensione all’acquisto in determinati settori e dall’altro una confidenza maggiore con le tecnologie applicate alle vendite all’asta. Il grande svantaggio rispetto ai colleghi europei non è tanto la normativa che regola il rilascio dei permessi di libera circolazione, ma i tempi necessari a completare la procedura per l’ottenimento dell’export licence, spesso fino a 4/5 mesi. Nei rapporti con clienti internazionali pesa moltissimo e rende le opere vendute in Italia senza il suddetto certificato molto meno appetibili. Per questo negli ultimi anni abbiamo sempre di più selezionato opere di qualità per le quali abbiamo chiesto e ottenuto il certificato di esportazione prima dell’asta, garantendo all’acquirente la certezza di esportazione dell’opera in tempi brevi.

Le tecnologie applicate alle aste hanno incentivato la trasparenza dei risultati, molto importante per le nuove leve di collezionisti internazionali.
Pandolfini è stata tra le prime case d’asta a utilizzare le nuove tecnologie e internet creando la piattaforma PANDOLFINI LIVE, che nell’anno appena concluso ha sancito risultati tanto interessanti e in continua crescita, oltre a un costante aumento dei partecipanti e una notevole fidelizzazione dei clienti. Grazie all’utilizzo della piattaforma in brevissimo tempo abbiamo potuto sostituire le vendite posticipate al 2021 con una cospicua serie di Aste a Tempo, che in poco più di un mese hanno totalizzato circa 1,2 milioni di euro. Il numero di buyer internazionali è aumentato, soprattutto nei settori Gioielli, Orologi da polso e Dipinti Antichi; provengono da tutto il mondo, in particolare da Russia, Gran Bretagna, Israele, Stati Uniti, Svizzera e Cina, che con Hong Kong e le regioni del Far East acquisisce il 98% delle aste di Arte orientale. La loro attiva e costante partecipazione alle nostre aste trova concorrenza in una motivata clientela italiana che, per noi, include importanti Istituzioni e Musei italiani e internazionali.

Quanto conta la trasparenza dei risultati pubblicati in relazione alla fiducia degli acquirenti esteri? Il mercato italiano ha ancora zone di opacità?
Sono stati fatti passi enormi sul mercato italiano in materia di trasparenza di risultati negli ultimi 5/10 anni. Questo spiega il motivo per cui tanti privati si sono avvicinati al mondo delle aste concludendo acquisti e vendite. Quasi tutte le case d’asta, perlomeno le maggiori, pubblicano i risultati immediatamente dopo le aste e contribuiscono ad alimentare i motori di ricerca e i siti internazionali nei quali sono raccolti i risultati di tutte le case d’asta mondiali. Si tratta di un volume di dati che bisogna saper valutare, ma che rappresenta uno strumento indispensabile per dare a un collezionista un orientamento indipendente sul mercato.

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