Le Case d’Asta nel 2021 | Intervista a Giulio Cambi, Cambi Casa d'Aste

25 dipartimenti con una media di 50 aste all’anno: metà del fatturato online

Michela Moro |

Nata nel 1998, Cambi Casa d’Aste ha vissuto una crescita esponenziale anno dopo anno, grazie a settori trainanti come Design, Arte Orientale e Arti Decorative del XX secolo, per i quali detiene numerosi record nazionali e mondiali. Amministrata dai fratelli Matteo, Sebastian e Giulio Cambi, la casa d’aste gestisce 25 dipartimenti e oltre 50 aste l’anno. Divisa geograficamente per categorie di vendita, nel quartier generale di Brera a Milano sono gestite le aste delle Arti del XX secolo e del Lusso, come Gioielli e Orologi, mentre nello scenografico Castello Mackenzie di Genova, restaurato dal capofamiglia Marcello Cambi, sono esitati i cataloghi dedicati all’antico, come i dipinti o la scultura. La parola all’amministratore Giulio Cambi.

Com’è trascorso l’anno, quale strada ha preso il mercato e quali cambiamenti avete registrato?
Il 2020 è stato un anno estremamente complesso: a marzo non sapevamo come il mercato avrebbe reagito alla paralisi e all’isolamento imposto dalla pandemia. Le acquisizioni da parte dei collezionisti non sono però rallentate, questo l’abbiamo percepito da subito testando il mercato con le aste online. Partendo da lì siamo riusciti a gestire strategicamente la situazione, nonostante un secondo semestre faticoso durante il quale abbiamo dovuto forzatamente restare fermi nei periodi di lockdown e marciare a ritmo serrato nei pochi mesi rimasti. Ora possiamo ritenerci soddisfatti del lavoro svolto, raggiungendo un fatturato di poco inferiore a quello dell’anno passato, pur mancando di diversi appuntamenti importanti come Gioielli e Orologi.

Quali cambiamenti avete registrato?
Siamo convinti che un importante lavoro online possa ormai sopperire alla presenza in sala quasi totalmente e da molti punti di vista, con l’uso di strumenti che rendano più coinvolgente possibile l’esperienza di acquisto. Abbiamo notato che i lotti più importanti vengono spesso ancora battuti al telefono, ma in generale circa la metà del nostro fatturato viene esitato interamente sul nostro sito o sui siti partner.

Quali sono le problematiche del settore in Italia?
Il mercato dell’arte in Italia è piuttosto in flessione da anni ed è da sempre caratterizzato da grande volatilità. Tutti i nostri settori di antico e moderno hanno retto grazie alla vivacità e diversificazione dell’offerta e alla qualità dei lotti. A oggi lo snellimento delle pratiche per l’esportazione di beni fuori dal Paese non è ancora avvenuto e i ripetuti lockdown hanno dilatato ulteriormente i tempi di arrivo degli attestati.

A chi è in mano il mercato oggi?
Le grandi case d’asta catalizzano il grosso del mercato e con la migliore presenza possibile online schiacciano anche le gallerie, inevitabilmente escluse dalle fiere internazionali. É un momento storico di grande cambiamento degli equilibri del nostro settore, che dovrà inevitabilmente evolvere verso le vendite online.

Che cosa prevede per il mercato del 2021?
Difficile fare previsioni, nel caso riuscissimo a superare effettivamente la crisi sanitaria nel corso dell’anno speriamo soprattutto di tornare a rivivere l’arte e il collezionismo nelle sedi fisiche.

In quale settore concentrerete le vostre energie e su che cosa suggerite di investire?
Tutti i settori che trattiamo hanno da parte nostra la stessa considerazione e attenzione. Fa parte della nostra strategia aziendale diversificare l’offerta per essere pronti a intercettare interessi in rapido cambiamento. Prossimamente inaugureremo il dipartimento di Filatelia. In linea generale oggi si vende molto il lusso e il collezionismo colto è in crisi, importanti oggetti internazionali sono sempre un buon investimento a lungo termine. Anche l’Arte Moderna italiana rileva prezzi interessanti per le firme più importanti.

Sono cambiate le figure, le motivazioni e le tendenze dei collezionisti e che impatto hanno avuto le tecnologie sul modo di collezionare?
Il collezionista, soprattutto quello più giovane, vuole che l’oggetto sia valorizzato e contestualizzato, così i nostri cataloghi tematici come l’Art de la Table, Out of the Ordinary, per citarne un paio, stanno riscuotendo molto successo. Internet ha spalancato le porte a un collezionismo più ampio, di carattere prevalentemente privato. Le persone possono partecipare ad esempio a un’asta a tempo e aggiudicarsi un lotto in poco tempo. In questo senso, è importante offrire una proposta ampia e frequente.

C’è stato maggior interesse dei compratori esteri ad acquistare in Italia? Le case d’asta italiane sono state svantaggiate rispetto alle straniere?
Il collezionista, italiano o straniero, va dove c’è l’oggetto del suo desiderio. Noi abbiamo sempre avuto un forte richiamo per il collezionismo internazionale, sia per la qualità dei lotti proposti in asta sia per specifici settori trattati, come l’Arte Cinese e il Design Italiano, che grazie ai suoi eccellenti risultati si conferma uno dei trend di arredo più ricercati al mondo.

Le tecnologie applicate alle aste quest’anno hanno sicuramente incentivato la trasparenza dei risultati, molto importante per le nuove leve di collezionisti internazionali. Il mercato italiano ha ancora zone di opacità?
La trasparenza sui risultati d’asta è fondamentale. Il collezionista, soprattutto straniero, deve potersi fidare del venditore in tutte le fasi di acquisto.

Quali sono stati i vostri top lot del 2020?
In quest’anno così complicato abbiamo avuto diverse soddisfazioni che hanno ripagato il duro lavoro svolto, in quasi tutti i dipartimenti trattati. Il top lot dell’anno è stato un ritratto di Antoine-Jean Gros di Elisabeth Vigée Le Brun (Parigi, 1755 - Louvenciennes 1842) venduto all’importante cifra di 325mila euro. L’Arte Moderna e Contemporanea ha premiato una carta di Alighiero Boetti dal titolo «Non parto non resto», del 1979 ca, che ha raddoppiato la stima andando venduto a 206mila euro. Bene anche i gioielli con una Collana a tre fili di perle naturali venduta per 182mila euro e l’Arte Orientale con un grande bronzo raffigurante divinità Wenchang Dijun venduto a 100mila euro.

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