Le case d'asta italiane nel 2020 | Fatturato: 275 milioni

Nell’anno dell’online l’arte è stata pilota delle vendite: crescono arredi antichi e design, in rimonta l’antiquariato

Michela Moro |  | Italia

L’anno dello shock, della reazione e della tecnologia: così sarà ricordato il 2020 nelle case d’asta. Costrette a cancellare in un attimo gli amatissimi assembramenti di pubblico e di addetti ai lavori, si pensi ai lunghi banchi dei telefoni, le case d’asta grandi e piccole hanno fornito prova di velocità di reazione e di adattamento a situazioni inaspettate. Naturalmente nel fronteggiare l’emergenza è stato avvantaggiato chi era già tecnologicamente pronto, con aste online e cataloghi elettronici, ma tutti hanno affrontato la pandemia «a viso aperto».

Delle 52 case d’asta italiane che «Il Giornale dell’Arte» annualmente interpella, 28 hanno fornito i proprio risultati. Tra chi ha declinato l’invito la motivazione più frequente rimane il timore del confronto piuttosto che i bassi risultati. Il panorama che si evince dai dati è meno catastrofico di quanto ci si potesse aspettare, e i racconti dei protagonisti emanano energia e preparazione nell’affrontare un 2021 che non si prospetta facile. Se a prima vista le cifre raccontano un mercato solo in discesa, i totali offrono letture più positive.

Come sempre la media numerica include e smussa differenze e peculiarità; vale la pena di notare che nel 2020 sono state esitate 581 aste, 107 in più dell’anno precedente, con un risultato totale di 275.489.898 euro. Rispetto ai 328.879.692 euro del 2019 significa una diminuzione di circa il 16,23%, un risultato non roseo ma non tragico considerati altri settori dell’economia italiana.

Il cambiamento radicale è stato indubbiamente il salto tecnologico, epocale e necessario, a cui tutti, anche i più refrattari collezionisti, si sono adattati rapidamente. Questo non esclude il desiderio di tornare agli affollamenti delle vendite in presenza senza l’aria rarefatta che le caratterizza oggi.

L’arte è sempre il principale attore delle vendite: quella Moderna e Contemporanea registra grande interesse e valori elevati, e rappresenta ancora il dipartimento di maggior peso per quasi metà delle case interpellate, ma altri settori hanno beneficiato dell’attenzione che il lockdown ha costretto a rivolgere alla propria abitazione: Arredi, Antiquariato e Design, che declinano un orizzonte domestico limitato ma non statico.

La modalità delle aste si avvantaggia ora della crescente consuetudine all’acquisto online, ed è diventata molto più familiare anche per gli acquirenti italiani digiuni di arte; questo determina il successo di vendite come «L’art de la Table» da Cambi, «Chanel: Handbags and Accessories» da Sothebys e di «Luxury Fashion» da Finarte, che registra una Birkin Hermès nei propri top lot dell’anno insieme con una Porsche; i risultati dei «Vini da collezione» da Pandolfini, una delle loro migliori aste quest’anno, o le aste di gioielli sono testimonianze di un cambiamento avvenuto rapidamente.

LE CASE D'ASTA ITALIANE NEL 2020
a cura di Michela Moro

FATTURATO: 275 MILIONI
MEETING ART
BOLAFFI
CAMBI
PANDOLFINI
IL PONTE
SOTHEBY'S
WANNENES
FINARTE
BERTOLAMI
BLINDARTE
SANT'AGOSTINO
PANANTI
CZERNY'S
EURANTICO
BOETTO
CAPITOLIUM ART
CURIO
CHRISTIE'S
FARSETTIARTE
MARTINI STUDIO ARTE
BABUINO
MAISON BIBELOT
INTERNATIONAL ART SALE
COLASANTI
MEDIARTRADE
GONNELLI
ART-RITE
FONDACO

© Riproduzione riservata
Altri articoli di Michela Moro
Altri articoli in ASTE