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Aste

Le case d'asta in Italia nel 2019 | SOTHEBY'S

La sede milanese è in linea con quelle internazionali

Filippo Lotti, amministratore delegato di Sotheby’s Italia

Nel 1744 il libraio Baker diede il via a Londra all’attività della casa d’aste, che passò poi al nipote John Sotheby. La prima sede italiana fu aperta a Firenze nel 1968 e dal 1973 le aste si svolsero anche a Milano, oggi unica sede d’asta per il nostro Paese, sia pur con uffici di rappresentanza a Roma, e associate a Torino, Bologna, Firenze, Genova, Lucca, Venezia, Verona e Vicenza. Negli anni Novanta prende forma la squadra che è ancora al timone: Claudia Dwek, co-presidente di Sotheby’s Italia, coordina dal 1990 il dipartimento d’Arte Moderna e Contemporanea; Mario Tavella, copresidente di Sotheby’s Italia, e Filippo Lotti, arrivato nel 1986, dal 2000 amministratore delegato di Sotheby’s Italia. Nel 2019 è acquisita da BidFair Usa, controllata dal magnate delle telecomunicazioni e collezionista d’arte franco-israeliano Patrick Drahi. La parola a Filippo Lotti.

Com’è andato il 2019, qual è la previsione per il 2020?
Al di là delle percentuali di crescita dell’anno, desidero evidenziare quanto la sede milanese di Sotheby’s sia in linea con quelle internazionali della Casa d’Aste. La carta «Untitled» del 1954 di Cy Twombly, proveniente dalla raccolta del barone Giorgio Franchetti, è stata venduta in sala a circa 2, 8 milioni di euro (2.772.500 euro), la cifra più alta per un’opera d’arte contemporanea venduta da Sotheby’s in Italia. Va inoltre menzionata la continua ascesa dei prezzi di Mario Schifano. Nella topten annuale due i dipinti di Schifano in lista e in particolare ricordiamo «Con Anima» del 1965 aggiudicato a 972mila euro, world-record per l’artista. Nel 2019 Lucio Fontana ha registrato prezzi solidi in molte delle sue tecniche creative: dall’idropittura su tela, ai tagli su ceramica, all’olio e vetri su tela. Tra le opere presentate desideriamo proporre un breve focus sul lavoro realizzato in collaborazione con Roberto Crippa nel 1960. «Venerdì Santo a Madrid», vasto olio su tela e legno con sughero, è andato assegnato nell’aprile 2019 a 756.500 euro. La «palla da rugby» in ceramica proveniente dalla collezione Hockemeyer, intitolata «Concetto Spaziale» (1966), è stata acquisita a Milano l’11 aprile alla cifra record di 648.500 euro. Entrambe le due vendite milanesi del 2019 dedicate all’Arte Contemporanea hanno visto Alberto Burri superare i 500mila euro: ad aprile con «Bianco Plastica» del 1965, venduto a 792.500 euro, e a novembre con «Bianco Cretto» del 1973 andato a 612.500 euro. Nel gruppo di opere moderne, Giorgio Morandi «occupa» tre postazioni per un valore di quasi due milioni di euro. Anche per Giorgio de Chirico, al quale Palazzo Reale sta dedicando un’accurata mostra, va segnalata l’opera metafisica del 1925 che ha raddoppiato la stima in catalogo andando a 876.500 euro.

Come valuta il mercato italiano?
Il mercato italiano è vivo. Le nostre due vendite annuali vedono un 30-40% di acquirenti italiani contro il 60-70% di americani, europei e asiatici. Da ribadire come i lacciuoli e i vincoli normativi italiani sacrifichino come sempre il mercato; i collezionisti italiani comprano anche all’estero sia contemporaneo che antico.

I collezionisti di oggi comprano per passione o per investimento?
Sono di vecchio stampo. Continuo a pensare che la molla sia nella passione e nella qualità. Poi l’investimento è certamente di maggiore soddisfazione che quando si acquistano azioni.

Quali sono i top lot dell’anno?
Oltre a quelli già menzionati, nella top ten troviamo Alberto Burri e Salvatore Scarpitta per valori superiori ai 700mila euro. Inoltre abbiamo avuto sei record importanti: oltre a Schifano, Sergio Lombardo, con «JFK Kennedy» venduto a 275mila euro; Gastone Novelli, con «Nel cieco spazio» del 1964, anno in cui partecipa alla Biennale di Venezia, aggiudicato a 360.500 euro; Atanasio Soldati, con la «Composizione» del 1936/37 esposta alla Biennale di Venezia nel 1952, acquisita a 97.500 euro; il magnifico «T1963E21» del 1961 di Hans Hartung, andato a 612.000 euro; un altro record italiano è quello di Conrad Marca-Relli del 1959, recentemente esposto al Museo del 900 di Milano in «New York New York Arte Italiana: riscoperta dell’America» venduto a 218.750 euro.

In quale settore concentrate le vostre energie?
Per ora non ci sono stati particolari cambiamenti richiesti dalla nuova proprietà. Manteniamo le due aste annuali più quelle online, con occhio speciale alle «collezioni», cercando un’offerta selezionata, come ad esempio la vendita di Chanel dello scorso autunno che ha registrato il 100% di venduto. Immaginiamo comunque che il nuovo management richieda nuove strategie.

Anticipazione per il 2020?
Come già detto per il futuro ci attendiamo dinamiche internazionali innovative a seguito del recente cambio di proprietà della Società.

Riuscite ad attrarre compratori e venditori stranieri?
Siamo radicati in Italia ma ci si rivolge al mondo. A dimostrazione possiamo fornire le percentuali di provenienze degli acquirenti per Paese: per l’Asta dell’11 Aprile 2019 Italia 24%, Svizzera 22%, Uk 20%, USA 18%, Francia 5%, Altri 11% . Per l’Asta del 26-27 novembre 2019: Italia 40%, Svizzera 29%, Uk 16%, USA 8%, Francia 2%, Altri 5%.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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