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Le case d'asta in Italia nel 2019 | PANDOLFINI

Un anno da record, il migliore degli ultimi 20 anni

Pietro De Bernardi batte all'asta un'opera di Monet

Firenze. Pandolfini è la più antica casa d’aste italiana. Fondata nel 1924, ha nel tempo consolidato il suo ruolo mantenendo il passo con il mercato e il collezionismo attraverso nuovi criteri di valutazione e la costante evoluzione della metodologie d’offerta. Queste posizioni sono state raggiunte ampliando i settori d’interesse e affiancando all’Antiquariato in tutte le sue declinazioni e ai Dipinti Antichi e dell’Ottocento, i Dipinti Moderni e Contemporanei, i Gioielli e gli Orologi, poi dipartimenti come i Vini di pregio e da collezione, Reperti Archeologici e Arte Orientale, tutti settori più frequenti sul mercato internazionale che su quello italiano nel quale Pandolfini è divenuta leader.

Tutti i dipartimenti collaborano alla realizzazione di Private Sale tematiche, che si tengono in uno spazio studiato appositamente in Borgo degli Albizi nel prestigioso Palazzo Ramirez-Montalvo, la sede storica di Pandolfini alla quale, oltre alla filiale di Poggio Bracciolini, sono state affiancate nel 2011 la sede milanese di via Manzoni 45 e nel 2016 quella romana di via Margutta 54. Il culmine della ricca programmazione è la vendita «Capolavori da Collezioni Italiane» caratterizzata da pochissimi lotti estremamente selezionati, dei veri e propri capolavori, un format unico in Italia che ha dato grandi soddisfazioni e record interessanti. La parola all’ad, Pietro de Bernardi.

Com’è andato il 2019, qual’è la previsione per il 2020?
Il 2019 è stato un anno record per Pandolfini. Chiuderemo l’anno con circa 43 milioni di vendite effettuate, fatturato che a quanto mi risulta è il più alto mai raggiunto da una casa d’aste in Italia negli ultimi 20 anni. Si tratta di un anno che ha consacrato i risultati di un progetto nato circa dieci anni fa e che ha portato Pandolfini a essere oggi la casa d’aste che ottiene il maggior volume di vendite in Italia con il minor numero di lotti rispetto ai suoi concorrenti, dimostrando che si può fare un lavoro di alta qualità anche in Italia. Credo che a questo punto il «campo di battaglia» per noi stia cambiando e che il prossimo obiettivo sia una competizione a livello europeo, dove comunque a oggi Pandolfini si è inserita nel novero delle prime dieci case d’asta.

Come valuta il mercato italiano?
Chiaramente una società come Pandolfini che ha un mercato globale sente in Italia il problema della libera circolazione artistica delle opere d’arte. Ma non contesto la norma in sé e per sé, che a mio avviso può essere condivisibile sotto molti aspetti, quanto la sua applicazione discrezionale e soprattutto i tempi necessari per ottenere un certificato che ad oggi si aggirano intorno ai 4/5 mesi fra la data di richiesta di appuntamento e la data di emissione del permesso.

Chi sono i collezionisti di oggi, che cosa comprano e perché?
Abbiamo avuto grandi risultati per le opere d’Arte Moderna e per i Gioielli, che quest’anno hanno fatto la parte del leone. Si tratta certamente di nuovi collezionisti che ragionano in modo molto diverso da quelli più tradizionali e che guardano molto alla qualità e molto meno ad altre caratteristiche come la rarità o l’atipicità di un’opera. Credo che il mercato stia andando sempre più verso questa direzione, in maniera quasi irreversibile.

Quali sono i vostri top lot dell’anno?
Un vaso imperiale cinese del periodo Qianlong venduto a 2.569.500 euro, una «Nature morte au citron, à l’orange et au verre» dipinta da Picasso nel 1944 aggiudicata a 2.142.500 euro, un’opera su carta di Vincent van Gogh del 1881 venduta a 800.500 euro, un piccolo olio su cartoncino di Paul Signac venduto a 715mila euro, solo per citarne alcuni. Tra i dipinti antichi un «Ritratto di Fanciullo» di Scuola fiamminga del XVII seceolo a 514.500 euro e «Cane con candela e gigli», un’olio su tela di Juan de Pereja a 250mila euro (record per l’artista). Per i gioielli un anello in platino con diamante ct. 9.17 a 306.250 euro.

In quale settore concentrerete le vostre energie?
Pandolfini ottiene il suo risultato attraverso una contribuzione omogenea di tutti i dipartimenti. Certamente alcuni «pesano» sul fatturato più di altri, ma nessuno è così determinante rispetto agli altri come avviene invece in altre realtà italiane. Dico questo perché non voglio trascurare nessuno dei dipartimenti in cui siamo impegnati e anzi vorrei nel 2020 crescere in tutti i settori per dare ancora più completezza alla nostra offerta.

Anticipazione per il 2020?
Sarà per noi un anno importante nel quale vogliamo confermare il risultato eccezionale ottenuto quest’anno e confrontarci sul piano europeo con le case d’asta francesi, svizzere e tedesche. Lo faremo attraverso un’offerta completa e selezionata come è scritto ormai nel nostro dna. Cercheremo quindi di potenziare la fortunata formula dei «Capolavori da Collezioni Italiane», che ci ha dato in passato risultati eccezionali e ci ha permesso di lavorare alla pari con altre realtà internazionali.

Riuscite ad attrarre compratori e venditori stranieri?
I clienti stranieri rappresentano il 60% circa del totale delle vendite e provengono principalmente da Stati Uniti, Cina, Francia, Svizzera, Gran Bretagna e Russia. Le aste più «gettonate» dai clienti cinesi sono chiaramente quelle di Arte orientale e dei Gioielli ed Orologi da polso, mentre i clienti provenienti da altri Paesi privilegiano oltre ai Gioielli, Vini, Mobili e Arredi, Dipinti Antichi e Arte Moderna e Contemporanea.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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