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Aste

Le case d'asta in Italia nel 2019 | CAMBI

Venticinque dipartimenti per oltre cinquanta aste all’anno

Sebastian Cambi durante un'asta di arte moderna e contemporanea

Genova. Cambi Casa d’Aste nasce nel 1998 e ha vissuto una crescita esponenziale anno dopo anno grazie a settori trainanti come il Design, l’Arte Orientale e le Arti Decorative del XX secolo, per i quali detiene numerosi record nazionali e mondiali. Amministrata dai tre soci e fratelli Matteo, Sebastian e Giulio Cambi a oggi la Casa d’Aste gestisce 25 dipartimenti e oltre 50 aste l’anno. Divisa geograficamente per categorie di vendita, nel quartier generale di Brera a Milano sono gestite le aste relative alle Arti del XX secolo e del Lusso come i Gioielli o gli Orologi, mentre nello scenografico Castello Mackenzie di Genova, il cui importante restauro è opera del capofamiglia Marcello Cambi, sono esitati i cataloghi dedicati all’antico, come i dipinti o la scultura. La parola a Sebastian Cambi.

Com’è andato il 2019, qual è la vostra previsione per il 2020?
Nel 2019 abbiamo mantenuto lo stesso trend positivo del 2018, pur mancando di un appuntamento trainante per la nostra casa d’aste come l’Arte Orientale, la cui Asta ha subito un posticipo nel gennaio 2020. Per il prossimo anno prevediamo di confermare i risultati positivi, per rimanere tra i leader delle case d’aste Italiane, mantenendo una crescita importante anche sul fronte della clientela internazionale.

Come valuta il mercato italiano?
Purtroppo da diverso tempo sta risentendo di una flessione costante. I reparti legati all’Antico, che per tradizione hanno sempre trainato il mercato del bel Paese, hanno subito un rallentamento, mentre quelli associati al moderno vedono in Italia da sempre un giro di affari ben più contenuto rispetto all’estero. Per mantenere vivace il mercato, da parte nostra, una scelta vincente è stata diversificare l’offerta, tenendo alto il livello delle vendite proposte. E così i cataloghi che abbiamo inaugurato quest’anno, ad esempio i Vini Pregiati o le vendite di Mirabilia, hanno fruttato buoni risultati che fanno ben sperare per il futuro, le riproporremo certamente nell’anno a venire. Per quanto riguarda il mercato in Italia, sicuramente sarebbe un volano positivo per l’economia in generale, se fossero approvate le soglie minime per le esportazioni dei beni culturali.

Chi sono i collezionisti di oggi, che cosa comprano e perché?
Il mercato dell’arte e dei beni di lusso non si consuma in un’unica categoria di acquirente. Alle aste partecipano differenti buyer importanti come possono essere i medi e grandi collezionisti di settore, ma anche i commercianti e i procacciatori di affari. Altra importante categoria sono gli investitori in beni rifugio. Orologi, Gioielli ma anche molte opere di arte contemporanea possono essere visti in ottica di investimento a medio e lungo termine. Per rispondere a un’altra fetta del mercato, abbiamo implementato il servizio di aste esclusivamente online, che lavorano ormai a pieno regime. In queste ultime proponiamo lotti molto interessanti sia per qualità sia per prezzi; è un segmento in crescita che attrae soprattutto il collezionista privato.

Quali sono i vostri top lot dell’anno?
I nostri top lot assoluti nell’anno riguardano certamente gli straordinari arredi di casa Lucano progettati da Gio Ponti in collaborazione con altri artisti importanti come Fausto Melotti, Edina Altara, Piero Fornasetti, per citarne alcuni. Sono stati presentati nel catalogo Casa di Fantasia. L’Asta, che ha preso luogo a Londra, detiene numerosi record mondiali (come ad esempio la coppia di cassettoni che hanno fruttato da soli oltre 680.000 euro, record mondiale per Gio Ponti). Ottimi risultati in termini di top lot nei Gioielli e nel Contemporaneo, ad esempio lo splendido «Il cieco e altre figure» di Ubaldo Oppi, venduto a 175.000 euro.

In quale settore concentrerete le vostre energie e su che cosa suggerite di investire?
L’obbiettivo della Casa d’Aste è diversificare l’offerta senza mai prescindere dalla qualità dei cataloghi e dei lotti. Concentriamo le nostre energie equamente per raggiungere questo livello di offerta. Anche se nel Design e nelle Arti Decorative del XX secolo siamo non solo trascinatori del mercato in Italia ma anche all’estero, ciò non di meno tutti i nostri cataloghi sono curati nel dettaglio per offrire ai nostri clienti il massimo della qualità. Per il prossimo anno abbiamo in programma di potenziare fortemente il dipartimento di Orologi con un’importante partnership, e continueremo a investire fortemente sull’Arte Moderna e Contemporanea, un segmento di mercato per noi di fondamentale interesse. Per quanto riguarda le categorie di investimento, l’antico rimane ancora un segmento dove si possono fare ottimi investimenti dovuti alla grande flessione degli ultimi anni, e che sicuramente il mercato rivaluterà.

Anticipazione per il 2020?
Abbiamo intenzione di confermare le nostre recenti scommesse, come ad esempio i Vini Pregiati da Collezione, i Manifesti d’epoca e la Fotografia. Abbiamo in cantiere molte novità importanti, come un Asta benefica dedicata a tutto ciò che è fuori dall’ordinario e una vendita dedicata al meglio della produzione artistica genovese, città dove la nostra Casa d’Aste nacque ormai 21 anni fa.

Riuscite ad attrarre compratori e venditori stranieri?
Una fetta molto importante dei nostri buyer è composta da clienti esteri che comprano opere ad Aste che per loro stessa natura hanno un richiamo internazionale, come ad esempio il Design. A oggi, il Design italiano richiama soprattutto l’estero e produce risultati molto importanti. Così anche categorie di beni rifugio come gli Orologi da Polso o i Gioielli, e l’Arte Moderna o i Dipinti e le Sculture Antiche se la qualità proposta in catalogo è alta. Il successo però non è solo determinato da un alto livello dell’offerta: per attirare la clientela internazionale e fidelizzarla è imprescindibile gestire al meglio i servizi che una casa d’Aste offre, come ad esempio condition report accurati e un efficiente servizio post vendita per i trasporti e le pratiche di esportazione.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 404, gennaio 2020



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