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Aste

Le aste italiane prima dell'estate: 24 milioni

Arte moderna e contemporanea nelle vendite di Farsetti, Il Ponte, Finarte, Cambi, Porro, Blindarte, Wannenes, Pandolfini, Bertolami, Itineris

Due tra i lotti aggiudicati nelle aste da Il Ponte Casa d'Aste: la «Crocifissione» di Lucio Fontana (487.500 euro) e «Gizeh-K» di Victor Vasarely (300mila euro)

Milano e Prato. L’attività delle case d’asta italiane tra fine maggio e giugno registra un totale di vendite di arte moderna e contemporanea di circa 24 milioni di euro. Tutti esprimono soddisfazione per i risultati, sia pure nella disparità delle cifre.

Certo è che questo è il momento de Il Ponte di Milano, che comunica un totale di 8,3 milioni con Freddi Battino, direttore di dipartimento, che parla di un’«asta perfetta, memorabile, con una riserva iniziale di 3,5 milioni di euro e che ha raggiunto il risultato più alto mai realizzato dal dipartimento».

I top lot sono Lucio Fontana con una «Crocifissione» (1950 ca) in ceramica policroma smaltata venduta a 487.500 euro, seguito da Victor Vasarely con «Gizeh-K» (1957-72) venduto per 300mila euro e il record mondiale di Enrico Baj con «Grande Spettacolo» (1956) venduto a 162.500 euro. L’asta è stata preparata con ogni attenzione e l’allestimento da galleria nei saloni di Palazzo Crivelli ha certamente influito sui risultati.

Sale affollate nei giorni dell’asta (11-12 giugno), con 99 lotti su 100 venduti nella prima giornata, e più del 60% delle opere aggiudicato a compratori di tutto il mondo. Bene tra gli stranieri Ben Nicholson, Hans Hartung e William Kentridge tra i 150mila e i 250mila euro; ottime le performance di Antonio Calderara con tre monocromi, e l’opera su carta di Giorgio Morandi che hanno raggiunto oltre 100mila euro.

«Vincente la strategia di ripartire dai prezzi di 5 anni fa per gli artisti oggetto di speculazione, quali Paolo Scheggi, aggiudicato all’estero a 150mila euro, gli autori della pittura monocroma italiana e del Gruppo Zero», dichiarava Battino; una risposta a chi lo accusa di stime iniziali troppo basse per attrarre gli acquirenti, ma i risultati finali parlano chiaro.

Farsetti a Prato si mantiene sulle sostanziose cifre di oltre 5 milioni raccolti in due giorni (31 maggio-1 giugno). Classici i nomi dei top lot: Morandi con «Natura morta» (1957), aggiudicato a 442.050 euro; Fontana con «Concetto spaziale (Teatrino)» (1965) a 321.100 euro e Giorgio de Chirico con «Piazza d’Italia» (1951 ca), aggiudicato a 211.600 euro.

«La sfida tra artisti figurativi e astratti si è conclusa in sostanziale parità, dichiaravano dalla casa d’aste. Se da una parte il top lot è stato appannaggio di una classica “Natura morta” di Morandi, accompagnato dagli ottimi risultati delle opere di de Chirico, Carrà, Modigliani, Rosai, Campigli, Casorati e De Pisis, dall’altra vanno rilevate le alte aggiudicazioni per il “Teatrino” di Fontana e le due sculture di Melotti».

Da notare che i collezionisti più giovani si sono concentrati sui disegni e la grafica numerata d’autore. Inizia a funzionare a pieno regime Finarte, dopo le acquisizioni e il trasloco nella nuova sede milanese. Il fatturato totale è di 2,5 milioni, con oltre il 90% di aggiudicato sulle stime; a questo va a sommarsi la buona performance ottenuta dal Dipartimento di Roma, totalizzando un risultato di gruppo di oltre 3,5 milioni.

Un folto pubblico ha partecipato alla vendita del 4 giugno, che vede al primo posto «Il trovatore» di de Chirico. L’olio su tela degli anni Sessanta è andato al nuovo proprietario per 189.000 euro. Al secondo posto con molta partecipazione di telefoni e piattaforme Wifredo Lam con «Les Espoir de un Avenir» (1970), aggiudicato a 183mila euro; al terzo «Trois personnages qui regardent la lune», tela storica del 1959 di Asger Jorn venduta a 171mila euro.  Un’altra opera che ha riscosso un grande interesse in sala è stata la carta del 1960 di Jannis Kounellis, che ha raggiunto 147mila euro, mentre la coppia di sculture in bronzo lucidato «Concetto Spaziale. Natura» (1967) di Fontana è stata aggiudicata a 123mila euro.

Da Cambi a Milano la vendita di Arte Moderna e Contemporanea del 5-6 giugno ha raccolto quasi 1,6 milioni di venduto con il 45 % per lotti venduti. Top lot dell’incanto è stata la «Copertina per musica futurista di Balilla Pratella» (1912) di Umberto Boccioni, opera mai passata in asta e venduta al prezzo di stima di 212mila euro, risultato certamente condizionato dal vincolo di notifica posto sull’importante tempera. Era notificato anche il grande dipinto di Ubaldo Oppi «Il cieco e altre figure», presentato alla Biennale di Venezia del 1924, che è stato conteso tra sala e telefono per poi essere venduto a 175mila euro.

Quasi pari merito al terzo posto «The image» del brasiliano Antonio Dias, venduto negli Stati Uniti a 98mila euro, e «Rich Art», l’olio su tela degli anni ’70 dell’americana Audrey Flack che ha sfiorato i 95mila euro.

Nella sede milanese, il 4 giugno, la napoletana Blindarte ha raccolto con Arte Moderna e Contemporanea + Oggetti di Design 1,4 milioni. Aggiudicato a un telefono straniero per oltre 225mila euro il grande dipinto di Emilio Vedova, top lot della serata, «Ciclo B.7» (1983), seguito dalla scultura in bronzo di Marino Marini «Piccolo giocoliere» (1953), per 166mila euro.

Successo per le opere di Baj, entrambe aggiudicate dopo diversi rilanci: al telefono, per 47mila euro, il «Personaggio» del 1955; in sala, a 41mila euro, «Jackson Pollock’s Portrait». Compaiono Flavio Favelli, Patrick Tuttofuoco, Andrea Mastrovito, Majerus («Tron 7 (violett Pantone 2645)» a 23.560 euro) e Nedko Solakov, poco presenti in genere in asta.

Si conclude anche Trampoline, la prima asta per artisti che non hanno un mercato consolidato nelle aste. La vittoria va a Fabrizio Sacchetti che con la vendita della fotografia «Senza titolo (Punta Aderci), documentazioni», riesce a portare a casa la somma di 3.730 euro.

La nuova sede ha portato bene a Wannenes che il 6 giugno ha realizzato nell’asta migliore di sempre un totale di 1.259.612 euro, con una percentuale di venduto per lotto del 53.4%. Top lot «In Homage to the Square», olio su masonite del 1954 di Josef Albers, che dopo una serrata disputa è stato battuto 175.100 euro, precedendo la scultura in marmo di Carrara di Adolfo Wildt «La Vergine», esitata a 112.600 euro.

Proveniente dalla prestigiosa collezione di Giovanni Ulrico Hoepli (1847-1935), anche il bronzo a patina verde databile agli anni Venti, dello stesso Wildt, che è stato aggiudicato a 106.350 euro. Buoni i risultati di Warhol con la serigrafia di Marilyn, Giacomo Balla e Piero Dorazio.

Soddisfazione da Pandolfini per la vendita del 10 giugno che a Milano ha raccolto un totale di circa 1,2 milioni con il 67% dei lotti venduti. La storica opera di Emilio Isgrò del 1971, «Dichiaro di non essere Emilio Isgrò», composta da 7 pannelli su tela emulsionata in teca di legno ed esposta nel 2016 a Palazzo Reale è stata acquistata da un collezionista italiano per 234.800 euro.

Getulio Alviani con l’opera in acciaio degli anni 1962-65, «Rilievo speculare ed elementi ricurvi», ha chiuso una bella gara tra collezionisti al telefono a 173.800 euro, mentre ha raggiunto 137.200 euro, un’opera del ’69 di Pier Paolo Calzolari. Tutti venduti i Boetti e tra le «carte» un disegno di Osvaldo Licini del 1952 con «L’Amalassunta», raro per la dedica sul retro fatta dall’artista a un amore segreto aggiudicato a 13.750.

«L’asta di arte moderna e contemporanea battuta a Roma da Bertolami raccoglieva 1.160.840 euro con 455 opere realizzate tra la seconda metà dell’800 e il 2018. Analizzare i risultati di una vendita così ricca e variegata non è semplice, ma le informazioni sul reale andamento del mercato dell’arte italiana sono tante e preziose» dichiarava Raffaele Cecora, responsabile del dipartimento, introducendo così il resoconto di un’asta in cui il dipinto che ha raggiunto il prezzo più alto, 87.500 euro, è «StagionEtà di qua e di là» (1990), un grande collage e acquarello su carta di Luigi Ontani.

Seguono una tempera su carta del 2000 di Sol LeWitt pagata 47.500 euro e un paesaggio di Antonio Donghi che ha raggiunto lo stesso importo, «il prezzo più alto mai pagato per un paesaggio di quest’artista, rarissimo e amatissimo e di cui si compra tutto». Da notare l’interesse americano per il Secondo Futurismo con le buone vendite di Ivo Pannaggi  e Nicolaj Diulgheroff. Record per un ritratto di Mario Mafai, «Ritratto di Antonietta Raphael» (1928), battuto a 35mila euro.

A Milano Itineris il 10 giugno raccoglie 750mila euro. I top lot: «Match» (1968) di Piero Dorazio a 107.500 euro; «Figura con fondo blu» (1961) di Massimo Campigli a 52.500 euro e  «La manrovescia» (1956) di Salvatore Scarpitta a 30mila euro. Da Porro i risultati delle vendite, separate, di Moderno e Contemporanea del 18 giugno producono un risultato totale di 700mila euro. Top lot del moderno, un denso cartone di Francis Picabia, «Sans Titre (Les Criques)» (1938 ca), aggiudicato a 43.400 euro.

La vendita della raccolta Ambrogio Sacchi vede i top lot vicini nei valori: «Ragazza che legge (sul divano verde)» (1939) di Felice Casorati a 69.440 euro, «T1971-R10» (1971) di Hans Hartung a 66.960 euro, e a pari merito Georges Mathieu con «Vieil Azur» (1987) e Alberto Burri con «Combustione» (1964), battuti entrambi a 62mila euro.

Michela Moro, da Il Giornale dell'Arte numero 399, luglio 2019


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