Le architetture fasciste che ci siamo risparmiati | 5

I progetti non realizzati del Ventennio: una sconfinata grandeur nel nome della monumentalità e del mito della romanità

Il Genio del fascismo, o dello Sport. Foto di Flaminia Bartolini
Fabio Isman |  | Roma

Ma altre sorprese provengono dall’Eur, il quartiere pensato per ospitare l’Esposizione Universale del 1942, mai tenutasi a causa della guerra. Il primo palazzo del quartiere a essere costruito (e l’unico completato allo scoppio del conflitto) è quello degli Uffici. Progettato da Gaetano Minnucci, è composto da due corpi di fabbrica perpendicolari tra loro con il monumentale Salone delle tre fontane e, all’esterno, sculture di Dino Basaldella; sul piazzale antistante c’è una grande fontana con 18 mosaici in bianco e nero di Gino Severini, Giulio Rosso e Giovanni Guerrini.

Nel secondo sotterraneo non manca un rifugio antiaereo di 475 metri quadrati per i dipendenti, capace di accogliere 300 persone, con portelloni metallici antigas e una doppia dinamo azionata da due biciclette per ventilare e per illuminare gli ambienti. Sulla facciata, sopra il porticato, una lunga iscrizione tratta da un discorso di Mussolini del 1925: «La Terza Roma si dilaterà sopra altri colli lungo le rive del fiume sacro sino alle sponde del Tirreno».

Dall’edificio sono stati rimossi i sette fasci che adornavano l’ingresso nella parte destinata al Commissariato, le aquile che decoravano la fontana nel cortile e altri simboli fascisti di Andrea Spadini dagli ingressi secondari. Nel salone campeggiavano due grandi teste in bronzo del re e del duce che, rimaste a lungo nel seminterrato e poi restaurate, sono ora in un locale diverso. Giacciono ancora nei depositi altre tre teste bronzee e una statua di Fausto Coppi. Fa invece bella mostra di sé a lato dell’ingresso laterale una statua alta due metri, il Genio dello sport, scolpita da Italo Griselli.

La sua storia è curiosa. Nel 1939 era un Genio italico, o anche del fascismo: un giovane muscoloso in posa eroica, ovviamente nudo (soltanto una foglia di fico), impegnato nel saluto romano. Nel 1953, per risolvere ogni imbarazzo, alle sue mani vengono aggiunti un bel paio di guantoni così da trasformarlo in un pugile o in un lottatore che dopo un’impresa, si presume vittoriosa, ringrazia e si congeda. In quell’occasione è stata anche cambiata la dicitura, pur vergata in caratteri anni Trenta, sul plinto cilindrico che regge la scultura.

La base originale è stata rinvenuta da Flaminia Bartolini, che per il McDonald Institute dell’Università di Cambridge ha svolto una tesi di dottorato su quanto ancora permane delle eredità fasciste e naziste: «Sorprendentemente è nei giardini del palazzo, a una conveniente distanza dalla scultura; reca la dicitura “Roma aeterna”, con tre fasci, ben visibili». Una dimenticanza? Chissà.

Impossibile invece adulterare, sempre all’entrata laterale del Palazzo degli Uffici, un bassorilievo in travertino di Publio Morbiducci, un’enorme storia di Roma attraverso le opere edilizie, in cui si riconoscono numerosi edifici antichi e moderni della città, con alcuni protagonisti delle sue più celebri vicende. In basso, quasi al centro, si staglia Mussolini che arriva a cavallo, in uniforme e atteggiamento trionfante. Nel 1943, appena caduto il regime, il volto è stato sfregiato, più o meno come avveniva, secoli prima, con la damnatio memoriae: non occorre certamente tradurre.

LE ARCHITETTURE FASCISTE CHE CI SIAMO RISPARMIATI
I progetti non realizzati del Ventennio: una sconfinata grandeur nel nome della monumentalità e del mito della romanità
Prima parte
Seconda parte
Terza parte
Quarta parte
Quinta parte

© Riproduzione riservata Il rilievo dell'Eur con in basso l'ingresso a Roma di Mussolini a cavallo
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