Labirinti nel Labirinto della Masone

Dal Medioevo passando per il deserto e arrivando a Borges, una mostra ispirata da Umberto Eco e Franco Maria Ricci

Giovan Battista Piranesi, «Carceri d’Invenzioni, XIV. L’arco gotico», 1745-61, Roma, Biblioteca Nazionale Centrale
Sandro Parmiggiani |  | Fontanellato (Pr)

Nonostante la pandemia ne abbia bloccato per più di un anno l’attività e Franco Maria Ricci, che concepì e realizzò il labirinto più grande del mondo, sia scomparso il 10 settembre scorso, nel Labirinto della Masone si respira fervore.

Oltre al rinnovato piacere di inoltrarsi nella foresta di 200mila piante di bambù e di visitare la collezione di dipinti, sculture, libri e oggetti che Ricci raccolse nella sua vita, il Labirinto propone, fino al 26 settembre una mostra, già prevista nel 2020: «Labirinti. Storia di un segno», ispirata da Umberto Eco e Franco Maria Ricci, sotto il magistero di Jorge Luis Borges, all’insegna di una riflessione di Eco: «Se l’immagine del labirinto ha una storia millenaria, significa che per decine di migliaia di anni l’uomo è stato affascinato da qualcosa che in qualche modo gli parla della condizione umana o cosmica».

Ci racconta la mostra e le altre attività del Labirinto il direttore Edoardo Pepino: «L’apertura del Labirinto e della Collezione Franco Maria Ricci è vincolata al controllo degli ingressi: il nostro sistema di prenotazione online è molto semplice e permette di scegliere tra le fasce orarie disponibili, evitando oltretutto le code. I musei, ingiustamente chiusi per troppo tempo e a più riprese, sono luoghi di riflessione, di espressione di sé, di legame con tradizioni, civiltà, storie e simboli collettivi e tale la nostra istituzione vuole dimostrarsi in questo momento di rinascita con un nuovo progetto di mostra».

La mostra sui labirinti, legata alle celebrazioni di Parma Capitale Italiana della Cultura e caratterizzata da innovativi allestimenti multimediali a cura di NEO (Narrative Environments Operas), studio di ricerca e progettazione di ambienti narrativi, si dipana in tre sale. Nella prima, le parole di Umberto Eco animano un labirinto stordente, fatto di specchi che riflettono l’immagine del visitatore: un’attrazione che tanto affascinava le persone nelle fiere e nei luna park della seconda metà del Novecento.

Nella seconda sala, una proiezione multimediale a 360 gradi avvolge chi vi entra e lo fa sentire immerso in un mondo nuovo, che evoca la storia millenaria dei labirinti, dal mito di Creta all’intuizione di Eco: la rete web, i social network, i link, i labirinti moderni. Ma il tema del labirinto si è prestato a numerose altre suggestioni letterarie: il convincimento di Borges che è il deserto il labirinto più grande del mondo oppure il racconto di Friedrich Dürrenmatt, Il Minotauro (1985), nel quale il mostro, metà uomo e metà animale, rinchiuso nella solitudine di un labirinto di specchi, viene alla fine soppresso da Teseo e Arianna.

Nella terza sala, dipinti e libri ricordano la persistenza del mito del labirinto dal Medioevo a oggi: il «Ritratto di Bartolomeo Prati» di Girolamo Mazzola Bedoli, libri miniati e a stampa (il codice di Lelio Pittoni della Biblioteca di Firenze, le «Carceri d’invenzione» di Giovan Battista Piranesi, la rivista «Minotaure» di Skira). Nella sala conclusiva, alcuni grandi dipinti di Giovanni Soccol (Venezia, 1938), del ciclo «Labirinti», portano a termine idealmente il percorso mentale ed emotivo. Accompagna la mostra il volume Labirinti, curato da Franco Maria Ricci ed edito da Rizzoli, ristampa aggiornata della prima edizione (2013), con la prefazione di Umberto Eco, il testo di Giovanni Mariotti e il dizionario mitologico di Luisa Biondetti; allegato il catalogo delle opere di Soccol.

Le attività estive del Labirinto della Masone comprendono anche «I giardini di giugno», sei incontri sul sorprendente mondo delle piante, dei giardini e del paesaggio a cura di Angela Zaffignani. Costante centro di interesse del Labirinto è il bookshop, che nell’ultimo, difficile anno ha fatto registrare ottimi risultati, anche nelle vendite online. Sta per uscire un volume sulla Cina che propone in Italia il repertorio di immagini di La Chine en miniature, che Ricci acquistò a suo tempo e che da sempre intendeva ripubblicare.

Di prossima uscita la nuova edizione del catalogo della collezione Ricci, dopo quella pubblicata per la mostra alla Reggia di Colorno nel 2004, con le nuove, recenti acquisizioni (tra cui due cere di Giovanni Francesco Pieri), testimonianza di un organismo vitale, nello spirito del fondatore. Infine, dopo avere riacquistato a fine 2020 il marchio FMR, che Ricci a suo tempo cedette per realizzare il sogno del Labirinto, Laura Casalis, vedova di Franco e animatrice della casa editrice, sta lavorando al numero 0 di «FMR», rivista trimestrale (primo numero entro fine 2021) che intende rinnovare fasti e consensi del periodico fondato nel 1982. Anche questa nuova avventura si avvale della collaborazione di importanti studiosi e scrittori di tutto il mondo.

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