La vita in comunità secondo Sarah Pierce

La monografica dell’artista statunitense, dublinese d’adozione, alla Galerie für Zeitgenössische Kunst di Lipsia. È la sua prima personale in Germania

Veduta della mostra «Scene of the Myth, Sarah Pierce», Imma-Irish Museum of Modern Art di Dublino. Foto Louis Haugh. Cortesia della GfzK Lipsia
Francesca Petretto |  | Lipsia

Sarah Pierce (1968) è un’artista statunitense dublinese d’adozione. Dal 2003 ha iniziato a utilizzare la perifrasi «The Metropolitan Complex» per descrivere il suo progetto di ricerca sulle forme di aggregazione negli esempi storici e in quelli da lei avviati per la prima volta. Lavora essenzialmente con installazioni, performance, archivi-documenti. Tra le sue fonti d’ispirazione ci sono i movimenti per i diritti civili, la cultura studentesca e le teorie della «Comunità degli amanti» di Maurice Blanchot e Georges Bataille, tra i suoi maestri nel mondo dell’arte, El Lissitzky, Auguste Rodin ed Eva Hesse.

La Galerie für Zeitgenössische Kunst di Lipsia le dedica dal 27 gennaio al 26 maggio la monografica «Sarah Pierce: Scene of the Myth» curata da Rike Frank e nata da una collaborazione del museo sassone con l’Imma-Irish Museum of Modern Art di Dublino e la viennese European Kunsthalle. È la sua prima personale in Germania e abbraccia gli ultimi vent’anni della pratica artistica di Pierce, riunendone installazioni, performance e opere video. Partendo dal rapporto tra le narrazioni che riproduciamo e quelle che vogliamo lasciarci alle spalle, «Scene of the Myth» si chiede che cosa significhi riunirsi, pensare e agire in comunità.

Nel saggio che dà il titolo all’opera, l’artista descrive le mostre come eventi in cui le narrazioni e le convenzioni d’un passato storico sono riunite nel presente; la «Scena del Mito» non è un luogo reale, ma un momento in cui entrano in gioco conoscenze ereditate e altre inventate. In molte opere si vede l’interesse di Pierce per la figura dello studente, in particolare per lo studente d’arte, e il fragile rapporto tra insegnamento e apprendimento, tra politica e arte. Le opere «Future Exhibitions», «Campus» e «Levitating in the Nauman» coinvolgono performer, partecipanti e interlocutori che le attivano a intervalli regolari per tutta la durata della mostra. Negli ultimi anni l’artista ha sviluppato il tema della comunità della mostra: se ne serve per descrivere la speciale capacità delle esposizioni di portare le opere d’arte e i visitatori dentro una comunità: «Entriamo in una mostra insieme ad altri... attraverso le generazioni, le geografie e i tempi».

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