La visione di Klein

Una rassegna al Palazzo della Ragione di Milano copre l'intero arco della carriera del fotografo newyorkese

William Klein, Locandina cinematografica, Tokyo, 1961: uno scatto della sezione «Tokyo»
Chiara Coronelli |

Milano. «Compra un obiettivo diverso, un grandangolo, e lo prova subito, fuori dal negozio. Le prime immagini di New York nascono così, da un cambio di lente e di prospettiva». Così Alessandra Mauro, curatrice di «William Klein. Il mondo a modo suo», la mostra da poco inaugurata al Palazzo della Ragione di Milano (fino all'11 settembre), condensa uno snodo fondamentale della visione di Klein, sempre in anticipo sui tempi, e destinata a raggiungere generazioni di fotografi.
Pittore scrittore grafico e cineasta, oltre che fotografo, nato a New York nel 1928 da una famiglia di ebrei ungheresi, William Klein nella sua lunga carriera passa attraverso una molteplicità di linguaggi artistici senza mai venir meno a «una sincerità di sentimenti, come suggerisce David Campany nel testo pubblicato nel catalogo Contrasto GAmm Giunti, che non consegue ritirandosi dal mondo per raggiungere la fredda distanza, ma
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© Riproduzione riservata Una delle prime opere di William Klein: «Diamanti in movimento», 1953, nella sezione «Astrazioni», William Klein, Custode, Cinecittà, Roma 1956: uno scatto della sezione «Roma» «Quattro teste, Giorno del Ringraziamento, Broadway and 33rd, New York 1954: uno scatto della sezione «New York» William Klein, Gub 1, 1955, dipinto 1999, dalla sezione «Contatti dipinti» William Klein all'inaugurazione della sua mostra a Palazzo della Ragione a Milano William Klein, Le Petit Magot, 11 novembre, Parigi 1968: uno scatto della sezione «Parigi» William Klein fotografa i fotografi all'inaugurazione della sua mostra milanese. Foto di Chiara Coronelli William Klein, Stazione ferroviaria di Kiev, Mosca 1959: uno scatto della sezione «Mosca»
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