La verità è in crisi

La questione del reale all’Hasselblad Foundation

Chiara Coronelli |  | Göteborg

Joan Fontcuberta ci aveva avvertiti quando nel suo Il bacio di Giuda, del 1997, scriveva che «nelle arti visive, la questione del reale è entrata in una dinamica che ci ha portati a una vera profonda crisi di verità». E se è vero che siamo ormai nel tempo della postverità, diventa dovere della fotografia che voglia avvicinare la realtà sostenere un confronto etico tra la sua rappresentazione e lo statuto di documento.

Intorno a questo nodo si sviluppa «Dear Truth», la collettiva che prosegue fino al 2 maggio all’Hasselblad Foundation. Kerstin Hamilton, qui in veste di curatrice e di artista, ha costruito il percorso attraverso le opere di Laia Abril, Mathieu Asselin, Lara Baladi, Annica Karlsson Rixon, Bouchra Khalili, Frida Orupabo, Trevor Paglen e Taryn Simon, perché «tutti loro riconoscono che l’idea di verità è in discussione».

Davanti alla distorsione del vero che compromette la politica della comunicazione, i loro lavori (fotografie, video e installazioni) indicano una possibile «nuova forma di oggettività, che è etica, empatica e impegnata», e che esplicita il potere di controllo sottinteso nella pratica fotografica.

Tra le opere esposte: «Monsanto: A Photographic Investigation», dove Asselin racconta le conseguenze dello sversamento di veleni da parte della multinazionale; i fotomontaggi con cui la Hamilton denuncia la discriminazione delle donne di scienza; la catalogazione di storie familiari che la Simon traduce nei ritratti enigmatici di «A Living Man Declared Dead and Other Chapters»; i rifugiati di un campo profughi inquadrati dalla Karlsson Rixon come attraverso uno spioncino; l’indagine di Paglen che da anni cerca le tracce visibili della rete di cavi e fibre ottiche che coprono il pianeta per la trasmissione dei dati.

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