La vanità tutta francese di intitolarsi i musei

Dopo Pompidou, Mitterrand e Chirac, è la volta di Valéry Giscard d’Estaing con il d’Orsay?

Luana De Micco |  | Parigi

E se il Musée d’Orsay fosse ribattezzato Musée d’Orsay-Valéry Giscard d’Estaing? Il dibattito è aperto in Francia dalla morte dell’ex presidente, lo scorso 2 dicembre a 94 anni. Era stato Giscard d’Estaing (all’Eliseo dal 1974 al 1981) a salvare  dalla demolizione l’antica gare d’Orsay, costruita da Victor Laloux per l’Esposizione Universale del 1900, al cui posto, nel pieno centro di Parigi, sul lungo Senna, sarebbe dovuto sorgere un moderno e imponente grand hotel.

Il progetto di riqualificazione della stazione in museo delle arti della seconda metà del XIX secolo fu lanciato su iniziativa del presidente il 20 ottobre 1977, grazie anche a una forte mobilitazione pubblica e sulla scia delle vive polemiche sollevate dalla costruzione della Tour Montparnasse, inaugurata nel 1973 sotto la presidenza di Georges Pompidou. Nel 1978 l’edificio fu classificato monumento storico e nel 1980 l’allestimento del nuovo museo fu affidato a un team di architetti e scenografi sotto la direzione dell’italiana Gae Aulenti. Il Musée d’Orsay venne inaugurato il primo dicembre 1986 dal successore di Giscard, François Mitterrand.

L’idea di rendere omaggio al presidente d’Estaing da poco scomparso, associando il suo nome al museo, è appoggiata da diverse personalità della stessa famiglia politica di Giscard, tra cui Rachida Dati, sindaca del settimo arrondissement di Parigi (già ministra della giustizia nel Governo di Nicolas Sarkozy, 2007-09), dove si trova il museo. La decisione finale spetterà all’attuale ministra della Cultura, Roselyne Bachelot, che appoggia l’idea dell’omaggio ma propone anche, in alternativa, di ribattezzare, non il museo, bensì la piazza antistante o la grande navata con l’orologio.

Si sceglierà, tra le tre, la proposta considerata più pertinente. In ogni caso la ministra si è presa del tempo per la riflessione e il dialogo. Ne dovrà discutere in particolare con la sindaca di Parigi, la socialista Anne Hidalgo, e naturalmente con la presidente del Musée d’Orsay, Laurence des Cars. «Questa realizzazione resta uno dei successi più importanti della politica culturale francese degli ultimi cinquant’anni», scriveva il museo sul suo sito lo scorso dicembre.

Accostare il nome di un presidente a un luogo culturale, ancor meglio se ne è stato il promotore, è un’usanza frequente in Francia. Del resto tutti i presidenti francesi sperano di poter associare il loro nome a un grande progetto culturale. Il caso più recente riguarda il quai Branly, il museo delle arti d’Africa, Oceania e Americhe, ribattezzato Musée du quai Branly-Jacques Chirac il 20 giugno 2016, in occasione del decimo anniversario della sua apertura, in un edificio moderno opera di Jean Nouvel. L’ex presidente (dal 1995 al 2007) aveva già dato il suo nome nel 2000 al museo di Sarran, in Corrèze, suo «feudo» elettorale, dove sono esposti i regali ricevuti come capo dello Stato, seguendo l’esempio di François Mitterrand che nel 1984 aveva creato il Musée du Septennat di Château-Chinon.

Ma Chirac era notoriamente un grande appassionato di «art primitif» e si era battuto per la creazione di un nuovo e grande museo che potesse ospitare le collezioni d’etnologia del Musée de l’Homme e quelle del Musée national des Arts africains et océaniens della Porte Dorée. Nel 2016 era già molto malato e morì tre anni dopo, nel settembre 2019. L’iniziativa all’epoca fu sorprendente poiché, se esistono diversi luoghi a Parigi che prendono il nome di ex presidenti, l’attribuzione era stata fatta sempre, fino ad allora, dopo la morte del presidente in questione, e non prima.

Il Centre Georges Pompidou fu inaugurato il 31 gennaio 1977, dopo la morte, nel 1974, in pieno mandato, del presidente Pompidou che, sin dalla sua elezione, nel 1969, aveva lanciato il progetto del nuovo museo d’arte moderna. Nel 1971 la sua costruzione, all’epoca molto controversa, fu affidata a Renzo Piano e Richard Rogers. Il nome definitivo fu deciso solo nel 1975 e il centro culturale fu inaugurato dal nuovo presidente, proprio Valéry Giscard d’Estaing.

Il nome di François Mitterrand (all’Eliseo dal 1981 al 1995), che nel 1983 commissionò la Piramide di vetro del Louvre all’architetto Ieoh Ming Pei, è invece associato alla sede moderna della Bibliothèque Nationale de France, nel XIII arrondissement di Parigi, con i quattro grattacieli a forma di libro aperto progettati da Dominique Perrault. Era stato appunto Mitterrand, il 14 luglio 1988, ad annunciare la riorganizzazione delle collezioni nazionali e l’avvio del faraonico progetto, tacciato di «gigantismo» dai più critici. La Bnf, nota come Sito François Mitterrand, fu inaugurata in due tempi, nel dicembre 1996 e nell’ottobre 1998, dopo la morte del presidente, scomparso l’8 gennaio 1996.

Rare altre figure politiche di rilievo culturale in Francia hanno avuto il privilegio di associare il proprio nome a un museo. Una di queste è André Malraux, lo scrittore di La condizione umana (1933) e uno dei più grandi ministri francesi della Cultura (1959-69), sotto la presidenza del generale de Gaulle, al quale è intitolato il museo d’arte moderna di Le Havre, il MuMa (Musée d’art moderne André Malraux), da lui fortemente sostenuto e inaugurato nel 1961. Altri ministri della Cultura hanno dato impulso a progetti museali e forse sperano in (futuri) riconoscimenti.

A Jack Lang, 81 anni, attuale presidente dell’Institut du Monde Arabe di Parigi, che promosse i «Grands Travaux» di Mitterrand (di cui fu ministro da 1981 a 1986 e da 1988 a 1993), si devono i Frac, i 22 fondi regionali di arte contemporanea e la creazione del Centre national des Arts plastiques. A Jean-Jacques Aillagon, 74 anni, ex presidente del Centre Pompidou e iniziatore del processo di decentralizzazione delle grandi istituzioni culturali parigine, oggi direttore della Fondation Pinault, si deve il progetto del Centre Pompidou-Metz, annunciato nel gennaio 2003 mentre era ministro di Chirac (2002-04). Fu il primo progetto di «filiale» di un museo parigino, da cui prese forma anche quello del Louvre-Lens, che fu gestito dal suo successore, Renaud Donnedieu de Vabres (2004-07).

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