La sensualità multistrato di Astrid Klein

La nuova personale dell’artista multidisciplinare tedesca da Sprüth Magers fa leva sul fascino femminile per ribaltarne la visione e le dinamiche di potere che lo determinano

«Untitled (your mind is your own)» (1979), di Astrid Klein (particolare). © Astrid Klein, cortesia dell’artista e di Sprüth Magers. Fotografia di Timo Ohler
Gilda Bruno |  | New York

Che siano pin-up di tempi ormai andati, icone del cinema o perfette sconosciute, le protagoniste dei collage di Astrid Klein, artista tedesca classe 1951, portano con sé un che di misterioso. È quasi come se, una volta inserite in uno dei suoi vasti «Fotoarbeiten» monocromatici, queste assumessero una dimensione del tutto nuova, più intima e soggettiva, lontana dallo sguardo maschile che, sino ad allora, ne ha influenzato l’interpretazione.

Dalla romana Monica Vitti, anima di numerosi film di Michelangelo Antonioni e partecipe del periodo d’oro della cinematografia italiana, a Brigitte Bardot, sono molti i volti femminili che danno vita alle opere multimediali di Klein, la cui pratica incorpora disegno, pittura, scrittura, fotografia oltre a installazione e scultura. Lo stesso accade nella sua nuova personale allestita da Sprüth MagersNew York, dal 13 gennaio fino ai primi di marzo.

Intitolata, semplicemente, «Astrid Klein», la mostra invita il pubblico ad abbracciare la ricerca della poliedrica autrice, una delle più concettuali e allo stesso tempo note della scena artistica tedesca. Non solo, ma concependo la sua produzione come una reazione fondamentalmente europea al lavoro portato avanti a partire dagli albori degli anni Settanta dalla cosiddetta «Pictures Generation» negli Stati Uniti, la vetrina celebra il contributo di Klein alla fotografia su larga scala mettendo a fuoco la genialità della sua visione femminile.

A 50 anni dall’inizio della sua carriera, la galleria, nota per avere ospitato alcune delle prime personali di artisti come George Condo, Jenny Holzer, Barbara Kruger, Louise Lawler e Cindy Sherman, ospita il debutto newyorkese dell’artista tedesca. Radicata nella fiscalità e nei principi estetici propri del collage, l’arte di Klein «esamina, decostruisce e rinnova il rapporto tra immagine e testo per mettere in discussione le strutture di potere prevalenti e le modalità di percezione e rappresentazione, si legge in un comunicato rilasciato in occasione dell’evento. Nelle sue opere multistrato, l’artista combina materiale artistico tratto dalla filosofia, dalla letteratura, dal discorso politico e dal cinema stabilendo così nuovi legami di significato».

A tappezzare le ampie pareti della sede newyorkese di Sprüth Magers sono le visioni presentate all’interno di due delle serie più storiche ed acclamate di Klein: una selezione tratta dal suo corpus «photoworks» del 1979 è giustapposta a tele appartenenti alla sua collezione visiva «White Paintings» (1988-93), due progetti che catturano i cardini fondamentali e il fascino inarrestabile del lavoro dell’artista tedesca.

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