La scultura ha i piedi d’argilla

Franco Fanelli |

Può essere una morte lenta, per consunzione causata dall’oblio o dal deperimento materico; oppure violenta, come ci hanno mostrato le immagini della devastazione del museo di Mosul da parte delle truppe dell’Isis. In ogni caso, anche la scultura, il genere artistico concepito per tramandare ai posteri la memoria di uomini e dei, deve prima o poi fare i conti con la propria fine. Già Arturo Martini le aveva associato l’idea di morte, riferendosi alla crisi di un linguaggio, quello della monumentalità. Una riflessione sulla scultura non come «lingua morta», ma come terreno in cui entrano in gioco i concetti di tempo, memoria, destino e durata dell’opera o al contrario la sua transitorietà, è quanto offre una mostra aperta alla Strozzina dal 17 aprile al 26 luglio. La rassegna si svolge in coincidenza con «Potere e Pathos. Bronzi del mondo ellenistico», che a Palazzo Strozzi sino al 21 giugno
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