La riforma è una rivoluzione a rischio «ingorgo»

Edek Osser |

Firenze. Per otto anni e fino a tre mesi fa (cfr. n. 346, ott. ’14, p. 14) Cristina Acidini era al vertice del Polo Museale fiorentino, eccellenza italiana con al centro gli Uffizi, il museo più visitato del Paese. All’annuncio della riforma Franceschini del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo, a novembre, si è ritirata: in pensione con un anno di anticipo. Dimissioni «per motivi personali». È certo pesato il fatto che i Poli Museali (oltre a Firenze, anche Venezia, Roma e Napoli) sono stati aboliti dalla riforma Franceschini (dicembre 2014) e quindi è stato cancellato anche il suo incarico. Il Polo Museale di Firenze è smembrato e i 27 tra musei, ville e giardini storici di Firenze, stanno per essere affidati a più direttori, come previsto dalla riforma. «Per adesso, racconta Cristina Acidini, sto cercando di venire a capo delle scadenze che non ho onorato: scrivere i
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