La ricerca di Julian Charrière al MAMbo

Quindici lavori recenti, scelti tra opere già note e installazioni ancora inedite

«Somewhere» (2014) di Julian Charrière. © l’artista; VG Bild-Kunst, Bonn. Foto: Simon Vogel
Valeria Tassinari |  | Bologna

Il respiro silenzioso e romantico, che subito intriga guardando le sue opere, non deve portare fuori strada. La ricerca di Julian Charrière, infatti, non si ferma a un’estetizzante citazione del sublime e affronta sul piano etico il rapporto uomo-natura, utilizzando la seduzione dell’immagine per denunciare le violente conseguenze dell’attività umana sul destino del pianeta.

Ben rappresentata al MAMbo (Sala delle Ciminiere, dal 9 giugno all’8 settembre) da quindici lavori recenti, scelti tra opere già note e installazioni ancora inedite, realizzate in luoghi remoti della terra, la produzione del trentaduenne artista franco-svizzero collega le scienze ambientali e la storia dell’arte e della cultura. Questa ampia personale, curata dal direttore del museo Lorenzo Balbi, rivela già dal titolo «All We Ever Wanted Was Everything and Everywhere» («Tutto ciò che avremmo sempre voluto era tutto e
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