La resilienza italiana | Alla Cultura 6,675 miliardi

La cifra comprende 4,275 miliardi del Pnrr oltre a 1,460 del Fondo Complementare. Il resto sarà investito nei 14 progetti del Piano Strategico Grandi Attrattori Culturali

Il Real Albergo dei Poveri di Napoli
Edek Osser |

Le linee guida del Pnrr (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza) approvato con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) ad aprile 2021, ripartisce i fondi europei destinati all’Italia che verranno assegnati e gestiti dalle Amministrazioni pubbliche interessate. In Italia le decisioni operative sono tuttora allo studio, affidate alle strutture speciali dei diversi Ministeri che dovranno eseguire gli investimenti secondo quanto stabilito dalle 6 «missioni» di base, indicate e finanziate dall’Europa.

Sotto il controllo della stessa Unione Europea, gli Stati dovranno portare a termine i progetti di loro competenza in tempi prefissati, perché le rate di finanziamento possano continuare a essere erogate. Per questa composita, grande «missione» l’Italia avrà a disposizione 191,5 miliardi da utilizzare entro il 2026. Il nostro Paese dispone inoltre di un Fondo Complementare (risorse nazionali) di 30,6 miliardi: la cifra totale è così di 222,1 miliardi. Ad agosto, come previsto, è arrivata al Governo la prima tranche di 24,9 miliardi.

Per quanto riguarda la Cultura, finanziamenti e compiti sono compresi nella prima delle 6 «missioni» per «Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Turismo e Cultura». Alla Cultura spettano 6,675 miliardi. La cifra comprende 4,275 miliardi del Pnrr oltre a 1,460 del Fondo Complementare. Il resto sarà investito nei 14 progetti del Piano Strategico Grandi Attrattori Culturali (Biennale di Venezia, Porto Vecchio di Trieste, Parco del Valentino di Torino, Biblioteca Beic di Milano, sistema dei forti di Genova, Parco del delta del Po, Stadio Franchi di Pier Luigi Nervi a Firenze, progetto Urbs dalla città di Roma alla campagna romana, Museo del Mediterraneo e waterfront di Reggio Calabria, parco costiero di Bari, Manifattura Tabacchi di Palermo, treni storici, Real Albergo dei Poveri di Napoli.

Direzione e coordinamento della realizzazione del grande progetto spetta alla Segreteria generale del Ministero della Cultura (MiC) diretta da Salvatore Nastasi insieme a Federica Galloni capo della Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio che è stata per questo nominata anche soprintendente speciale al Pnrr e verrà affiancata da una struttura composta da 35 specialisti in diverse discipline, i cui nomi saranno comunicati a giorni. Uno dei progetti settoriali più importanti, da tempo allo studio del MiC, è il Piano Nazionale Borghi che mira alla loro rigenerazione.

Il Pnrr prevede il finanziamento di un miliardo per «valorizzare il loro grande patrimonio di storia, arte, cultura e tradizioni». Altri 600 milioni andranno alla protezione e valorizzazione delle architetture rurali; 300 milioni per oltre cento parchi e giardini storici; 800 per la prevenzione antisismica, con particolare attenzione all’edilizia religiosa. Il Segretariato Generale del MiC ha costituito un gruppo di lavoro e sta elaborando, in accordo con le Regioni e altre istituzioni, modalità di intervento originali. L’intenzione è di non concedere finanziamenti a pioggia: per ogni Regione dovrebbe essere scelto un solo borgo.

Il finanziamento verrebbe così diviso in 20 progetti: ciascun borgo dovrebbe essere valorizzato secondo le sue potenzialità. Si punterà sulla rinascita di borghi di particolare interesse che si stanno spopolando. Esempi possibili: se il borgo è stato distrutto da un terremoto potrebbe rinascere come albergo diffuso, oppure come Rsa per ospitare persone anziane o, ancora, essere rilanciato per i suoi particolari pregi edilizi, la vocazione turistica o le tradizioni di produzione agricola e artigianale. Saranno quindi 20 progetti pilota che daranno sostanza a un importante esperimento per far rivivere centinaia di piccoli paesi in crisi, in un panorama, non soltanto montano, ormai caratterizzato da una forte tendenza ad abbandonarli.

RINASCITA FRANCIA
RINASCITA SPAGNA

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