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Mostre

La realtà va guardata in faccia

A Palazzo Cucchiari volti e corpi di Andrea Martinelli

«Ezio e la luna o Duilio Galerio» (2016) di Andrea Martinelli (particolare)

Carrara (Ms). Una vena visionaria, un’ombra portarice di inquietudini, hanno preso maggior vigore nelle opere dell’ultimo decennio di Andrea Martinelli. Ne sottolinea la presenza Antonio Natali, l’ex direttore degli Uffizi cui l’artista toscano (1965) ha affidato il testo introduttivo del catalogo pubblicato in occasione della sua retrospettiva aperta dal 6 settembre al 24 novembre a Palazzo Cucchiari, sede della Fondazione Giorgio Conti.

«Storie di uomini e d’ombre. Opere 1999-2019», curata da Natali e da Massimo Bertozzi, raccoglie una settantina tra dipinti e disegni; il ritratto, in primissimo piano o a figura intera, di varie dimensioni (non escluse quelle monumentali come nel trittico esposto alla Biennale di Venezia del 2011) è il tema indagato da Martinelli sin dagli esordi sotto l’ala di Giovanni Testori.

Non manca una sezione dedicata all’autoritratto. Ma dei giovani «testoriani» e dintorni che all’inizio degli anni Novanta proseguivano nel solco della figurazione (tra gli altri, Frangi, Papetti, Velasco) Martinelli era quello che già allora si distingueva per una certa familiarità con l’«allucinazione» provocata dall’analisi maniacale delle fattezze umane (non gli era estranea la Nuova Oggettività e c’è da credere che di un celebre ritrattista come Lucian Freud egli abbia guardato soprattutto alla fase immediatamente precedente la piena maturità) e con il grottesco.

A Carrara si rivede la celebre serie di ritratti dedicata, tra il 2004 e il 2005, a quella sorta di totem di carne, gengive e rughe nel quale il pittore pratese catturava le espressioni del nonno: e già allora la fisiognomica costituiva un ingrediente fondamentale della sua ricerca. Toscano, avrà pensato al cono d’ombra proiettato su certo Rinascimento, da Leonardo al Manierismo, e a come dalla complicità tra arte e scienza possa emergere una visionarietà scatenata proprio dai baratri aperti dalla conoscenza.

Su quella traccia si è mosso Martinelli anche negli ultimi vent’anni, quelli presi in esame dall’attuale retrospettiva. Nascono ulteriori paradossi: la deformazione grandangolare di certi volti anziché stravolgerla, ne amplifica la somiglianza. E l’ombra che tanta parte recita in questa mostra, a partire dal titolo, trasfigura le fisionomie sino a emanciparsene e a farsi doppio, generando ulteriori e non tranquillizzanti presenze aleggianti sui soggetti raffigurati.

Il doppio è un tema su cui Natali riflette, nel suo testo, riferendosi alla cinematografia horror, da «Shining» a «The Others». Ma un ulteriore riferimento offerto dal cinema contemporaneo viene al contrario dal nuovo realismo, dal disagio provocato dai volti e dai corpi del canaro e del suo persecutore, dall’imbalsamatore e dal suo giovane amico dei film di Matteo Garrone, dove l’analisi e il racconto dell’ordinarietà mostra come questa viva sempre sul filo della trasgressione di una presunta normalità.

Franco Fanelli, da Il Giornale dell'Arte numero 400, settembre 2019


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