La realtà del cinema nel suo farsi

A Ferrara il sodalizio artistico tra Federico Fellini e Franco Pinna

Franco Pinna fotografa Caterina Boratto sul set di «Giulietta degli spiriti», 1965
Redazione |  | Ferrara

«Franco Pinna? Una calma da cow-boy in un film di Sergio Leone. Un quarto d’ora per guardare l’avversario, un quarto d’ora per tirare fuori la pistola. Una lentezza da subacqueo, da astronauta, nel bel mezzo del frastuono della troupe [...]». Federico Fellini, 1976.


Falcidiate dalla pandemia, le manifestazioni per il centenario dalla nascita di Federico Fellini trovano un’appendice nella rassegna «Nel mondo di Fellini. Franco Pinna fotografo di set» ideata e curata dall’Archivio Franco Pinna di Roma e organizzata in collaborazione con il Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara e la Fondazione Ferrara Arte negli spazi del Padiglione d’Arte Contemporanea, dove saranno esposte oltre 120 opere fra fotografie, in prevalenza a colori, manifesti, riviste, fotolibri, disegni e altri materiali d’epoca fra i moltissimi nelle disponibilità dell’archivio.

Una mostra che, pur dedicata alla produzione di Franco Pinna (1925-1978), fotografo tra i più rappresentativi del nostro Novecento. Sono celebri le sue campagne di documentazione del lavoro dell’antropologo Ernesto de Martino in Lucania (1952, 1956), nel Salento del tarantismo (1959), fra le borgate romane (1956) e nella sua Sardegna (1961). L'esposizione è, al contempo, del tutto felliniana, e non nel modo più banale, poiché stimola il visitatore a considerare il cinema del regista italiano più famoso del secolo scorso secondo un punto di vista diverso, anche se assolutamente fedele al modo in cui egli stesso lo intendeva.

«Non è un film che fai, ma tanti», diceva Fellini del suo modo di operare, riconoscendo a ciascuna fase antecedente la conclusione dell’opera filmica una sua autonomia, un suo interesse specifico, una differente maniera di coinvolgere la creatività. In particolare, le fasi della cosiddetta «preparazione», con al centro la sempre decisiva scelta delle «facce», e delle riprese venivano interpretate da Fellini come irrinunciabili esperienze di vita con cui si confrontava col mondo e col genere umano nella maniera che riteneva la più esauriente in assoluto, da comandante di scombinate «ciurme» alle quali si sentiva intimamente affine e con cui affrontava «viaggi» dalle mete incerte nei quali marce in avanti e ritirate, piaceri e dispiaceri, entusiasmi e disillusioni si avvicendavano continuamente.

Dei set felliniani come esperienza totalizzante di vita, Franco Pinna, diventato complice dell’universo immaginifico del regista fino al midollo (comincia a frequentare Fellini nel 1954 durante la preparazione de La strada, seguendolo successivamente nelle riprese di Giulietta degli spiriti, Toby Dammit, A Director’s Notebook/Block-notes di un regista, Fellini Satyricon, I clowns, Roma, Amarcord, Il Casanova di Federico Fellini, sempre nel ruolo di free lance, ovvero senza legarsi in esclusiva alle produzioni dei film), è stato testimone per immagini forse senza pari, malgrado non siano stati certo pochi i fotografi mossisi attorno al regista, primo fra tutti Tazio Secchiaroli, amico di Pinna fin dalla primissima attività.

«Con Pinna», ha dichiarato Fellini nel 1988, dieci anni dopo la morte improvvisa del fotografo di cui visitò per primo la salma, «io ero sicuro che avrei avuto la documentazione più corretta e fedele di quanto stavo facendo, […] testimone fedele e personale insieme di quello che è l’ambiente di un set, la realtà del cinema nel suo farsi». È per questo che fra il 1965 e il 1977 sono state principalmente le fotografie di Pinna ad anticipare o accompagnare l’uscita dei film di Fellini in riviste nazionali ed estere quali, per esempio, «Life», «Paris Match», «Look», «The Post», «Harper’s Bazaar», «Daily Telegraph», «Playboy», «L’Espresso», «L’Express», «Lui», «Epoca», «Playmen», «Nieuwe Revu», «Panorama», «Sie+er», «Twen», oltre che in fotolibri di un certo successo (I clowns, 1970; Fellini’s Filme, 1976) e in trasmissioni della RAI/TV (Zoom su Fellini di Sergio Zavoli, 1965).

Il percorso principale della mostra segue un ordinamento per film, affiancando ad esso una sezione specifica su Fellini e una breve antologica sulla produzione di Pinna al di fuori dell’ambito felliniano. Fra i materiali esposti, alcuni dei quali notissimi (la serie di «Fellini clown», 1970), altri poco conosciuti o inediti, anche alcune curiosità tutte da scoprire come le due regie fotografiche di Fellini, la prima affrontata per un numero speciale della rivista «Vogue» («Vogue Fellini», 1972), la seconda un’Erotic Fantasy, richiesta contemporaneamente anche ad altri registi, che viene pubblicata nel 1978 sull’edizione internazionale di «Playboy».

Immancabili i disegni del regista, uno dei quali, piuttosto scurrile secondo il gusto più autentico dell’autore, dedicato a Pinna. L’esposizione comprende anche un audiovisivo con estratti d’epoca che mostrano il fotografo in azione al seguito del regista, oltre che fotoproiezioni speciali sul film Roma, in particolare sulla celebre «Scena 13» (il defilé di moda ecclesiastica). Una mostra, «Nel mondo di Fellini. Franco Pinna fotografo di set», da intendere come prezioso, fascinoso capitolo introduttivo a una materia sterminata che ha ancora tantissimo da rivelare.

© Riproduzione riservata Federico Fellini sul set de «I clowns» Franco Pinna e Federico Fellini durante la lavorazione di «Fellini Satyricon», 1968. © M. Bizziccari Federico Fellini sul set di «Giulietta degli Spiriti»
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