La prima retrospettiva completa di Arrigo Minerbi

Nel Castello Estense di Ferrara opere anche monumentali dello scultore amato da Gabriele D’Annunzio sono accostate a lavori di maestri italiani da Adolfo Wildt a Mario Sironi Funi

Un particolare del «Ritratto di Arrigo Minerbi nel suo atelier» di Emilio Sommariva. Biblioteca Nazionale Braidense, Milano, Collezione Archivio fotografico Emilio Sommariva (1883-1956) © Biblioteca Nazionale Braidense, Milano
Giovanni Pellinghelli del Monticello |  | Ferrara

Dall’8 luglio al 26 dicembre il Castello Estense di Ferrara ospita la mostra, curata da Chiara Vorrasi con Vittorio Sgarbi, «Arrigo Minerbi: il “vero ideale” tra Liberty e Classicismo» dedicata all’artista ferrarese (1881-1960) che fu scultore amato da Gabriele d’Annunzio, «spirito nervoso, agile, moderno», interprete tanto del Liberty quanto del Classicismo del ’900. Dopo la grande notorietà negli anni Venti e Trenta, tanto da essere annoverato dalla critica «tra i maggiori del nostro tempo (…) per altezza d’ispirazione, potenza creativa e sapienza tecnica», Arrigo Minerbi ha però conosciuto l’oblio durante la seconda metà del ’900, allorché il classicismo idealizzato e antimoderno della sua produzione matura perse di interesse, eclissandosi la fortuna della sua produzione.

La mostra, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Musei d’Arte del Comune di Ferrara, ripercorre per la prima volta l’intero arco della produzione di Minerbi, ricollocandolo nel contesto artistico italiano di primo ’900. L’opera dello scultore ferrarese testimonia un temperamento originale ma perfettamente radicato nel dibattito artistico che ha accompagnato il passaggio dal Modernismo con declinazioni simboliste di inizio secolo al ritorno alla tradizione dopo la Prima guerra mondiale, fino al Classicismo monumentale degli anni Trenta, in una parabola evocata dalla selezione di sculture a cui sono accostate opere pittoriche e plastiche di maestri italiani tra Simbolismo, Realismo magico e Classicismo: Gaetano Previati, Leonardo Bistolfi, Adolfo Wildt, Galileo Chini, Ercole Drei, Felice Casorati, Ubaldo Oppi, Mario Sironi, Antonio Maraini e Achille Funi.

Le ricerche condotte in relazione alla mostra hanno infatti permesso di constatare contatti diretti o tangenti con le maggiori personalità dell’arte e della cultura del suo tempo. A evidenziare questa rete di intersezioni, l’esposizione si sviluppa in capitoli tematici che rileggono i segmenti della stagione artistica di Primo Novecento: le Arti decorative, il Mito dell’eroe, il Modello antico, l’Arte pubblica, il Ritratto tra spontaneità e idealizzazione, il Rinnovamento dell’iconografia del sacro.

Grazie ai prestiti concessi da musei e collezioni private, la mostra riunisce al Castello Estense circa 80 opere pittoriche e scultoree di formato anche monumentale. La presenza di lavori in gesso, marmo, pietra, bronzo e terracotta, e il confronto tra bozzetti, modelli, opere finite e calchi consentono di approfondire il modus operandi di Minerbi e quel trattamento virtuosistico dei materiali che gli consente di farsi interprete delle secessioni o di emulare lo splendore formale dei maestri del Rinascimento in un originale naturalismo purista.

Contingente alla mostra è la valorizzazione del patrimonio delle Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara perché il percorso espositivo consente non solo di conoscere la selezione del vasto fondo di opere di Arrigo Minerbi custodito nelle raccolte civiche (in parte inedito) ma anche di riscoprire gli interventi minerbiani nella città di Ferrara: da opere pubbliche come la«Vittoria del Piave»nella Torre della Vittoria (1924) e il gruppo allegorico «Il Po e i suoi affluenti»della Fontana dell’Acquedotto (1932), alla produzione legata alla committenza privata: da Villa Melchiorri (1904) al monumento funebre a Pico Cavalieri nel Cimitero Ebraico (1923), appena restaurato.

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