La percezione è un inganno

Alla Haus der Kunst la più ampia retrospettiva di Thomas Struth

Chiara Coronelli |  | Monaco di Baviera

Come si inserisce l’uomo nella storia, e come viene rappresentato dalla città dove vive e dalle architetture che abita? Come si mette in posa per un ritratto nella propria casa e con i familiari, perché questo diventi un discorso sull’autorappresentazione sociale? O di quale dinamica visiva si parla quando il suo sguardo puntato sull’arte diventa soggetto del nostro, attraverso l’obiettivo che lo riprende? Sono alcune delle domande dalle quali muove la fotografia di Thomas Struth (Geldern, 1954), un’opera segnata da un interesse politico di fondo, e radicata nell’idea che «la percezione è un inganno, non è mai stabile, bensì fluttuante tanto che l’essenza ultima della visione altro non è che psicologica». 

Curata da Thomas Weski e organizzata dalla Haus der Kunst, dove è allestita fino al 17 settembre, «Thomas Struth. Figure Ground» (catalogo Schirmer/Mosel) è la più ampia
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