La nuova Arcadia di Miró Rivera

La prima monografia con i lavori degli ultimi vent'anni dello studio di architettura di Austin

Anthony Alofsin |

Lo Studio di architettura Miró Rivera, con sede ad Austin, nel Texas, ha pubblicato la sua prima monografia completa, che raccoglie i lavori degli ultimi vent’anni. La pubblicazione in lingua inglese, è composta da 432 pagine, 95 disegni e 230 fotografie. Si differenzia dalla tipica monografia aziendale sotto diversi aspetti. Gli autori, Juan Miró e Miguel Rivera, suo socio (e cognato), hanno profuso sforzi significativi nel fornire descrizioni scritte per spiegare i progetti oltre a una documentazione visiva completa. La collaborazione di Rosa Rivera, moglie di Juan, forma un trio di famiglia.

Con il supporto di saggi di critici d’architettura, gli autori intendono presentare le loro architetture come oggetti nel paesaggio di una Nuova Arcadia, incarnata dalla loro città di residenza, Austin, nel Texas. Austin si trova ai margini dell’Hill Country del Texas centrale, su una linea di demarcazione in cui la topografia varia dalle basse colline ondulate a est a una depressione a ovest.

L’area è costellata di magnifici alberi di quercia sempreverde, cedro ginepro ed è attraversata da un fiume. Intorno alla metà degli anni ’60 la città è stata teatro di un robusto movimento controculturale e di una fiorente scena musicale. Gli autori del volume sostengono che la scelta di costruire a bassa densità in questo tipo di paesaggio sia sancita da precedenti storici come, ad esempio, quello dell’antica città mesoamericana di Tikal.

Se Austin rappresenta il modello ideale di costruire nel paesaggio, il lavoro dello studio si estende oltre Austin ad altre città del Texas e al Messico. Le fotografie a colori si accompagnano a schizzi e disegni architettonici (con layout di arredamenti e trattamenti del paesaggio) abbastanza grandi da essere leggibili e che forniscono un mezzo ottimale per comprendere gli spazi, la costruzione, i dettagli e i concetti di progettazione di base.

La presenza di questa documentazione in un formato leggibile, spesso assente nelle tipiche monografie aziendali di architettura a fini commerciali, rappresenta di per sé un punto a favore del volume. Ancor meglio sarebbe stato se fosse stata corredata da indicazioni relative alle dimensioni degli edifici e dei siti, sia in piedi sia in metri quadrati, ai costi di costruzione finali.

Come documentato dal volume il lavoro dello Studio Miró Rivera, composto da uno staff di soltanto 12-18 persone, differisce anche da quello di molti professionisti con studi di dimensioni comparabili. In tutti gli Stati Uniti ci sono società di architettura piccole e medie che svolgono un lavoro di tutto rispetto in linea con un linguaggio modernista del XX secolo, spesso derivato dallo stile internazionale, con un paio di doghe di legno aggiunte qua e là.

Lo Studio Miró Rivera ha però realizzato molti edifici di pregio artistico, e la sua attività supera in ampiezza e varietà quella degli altri studi di architettura. I lavori realizzati spaziano da un tempio e una scuola per la comunità indù locale, a tribune, palchi per concerti e una piattaforma panoramica di 80 metri d’altezza per un circuito di Formula Uno; da una torre multifunzionale per rivitalizzare il centro di Monterrey, in Messico, a una fermata dell’autobus a San Antonio, Texas; da un molo per imbarcazioni ai bagni pubblici di acciaio Corten lungo un percorso di jogging. Hanno progettato Lifeworks, un centro per persone in difficoltà finanziarie e sociali che rende dignitosa la richiesta di assistenza e sostegno, nonché un centro di arti dello spettacolo per la scuola pubblica a Austin Est, la parte meno ben curata della città.

Con una gamma così diversificata di progetti e clienti, non emerge nessuno specifico stile. Il loro lavoro, tuttavia, è sempre esteticamente nitido, ben proporzionato, con dettagli attentamente studiati e accuratamente costruito anche quando i budget sono limitati. Gli architetti valorizzano i materiali di costruzione in quanto tali, trovano ispirazione da essi e promuovono il legno, l’acciaio, il vetro e la pietra secondo il modello consolidato dell’ideologia modernista. Vedere gli schizzi morbidi e liberi che definiscono le linee guida delle idee progettuali rende ancora più evidente la precisione del risultato finale.

I riferimenti a un’Arcadia bucolica sono attraenti in questi tempi difficili e l’architettura dello studio Miró Rivera spesso si inserisce molto bene nel paesaggio, ma non dimentichiamo che l’Arcadia ha un prezzo. Tikal è impressionante vista da un drone, con i suoi templi che sbucano da un lussureggiante baldacchino di alberi, ma oggi è così verde perché venne abbandonata ed è caduta in rovina.

Benché ancora attraente per gli alti dirigenti del settore high tech, Austin, pur non essendo un grande centro urbano per dimensioni, ha i problemi di molte grandi città americane: senzatetto, traffico, trasporti pubblici inefficienti e una riduzione delle abitazioni a basso costo a vantaggio di quelle di fascia alta. Artisti e musicisti difficilmente possono permettersi di viverci e il sistema scolastico pubblico si sta riducendo con le famiglie del ceto medio che non hanno altro alternativa che trasferirsi in periferia.

Con i problemi economici globali previsti, la pandemia e la persistenza del trumpismo, la città è anche probabilmente troppo costruita tra nuovi condomini, alberghi e spazi per uffici commerciali. Un punto a favore degli architetti dello Studio Miró Rivera è che non evitano queste sfide, ma si sforzano di affrontare le esigenze pubbliche e sociali pur progettando per una ricca élite. Il loro lavoro trasmette ottimismo ed energia, segnali vitali molto graditi in questo momento degli anni 2020.

Miró Rivera Architects: Building a New Arcadia
(University of Texas Press, 2020)

Anthony Alofsin è l’autore di Wright and New York: The Making of America’s Architecture (Yale University) e membro dell’American Institute of Architects

© Riproduzione riservata
Altri articoli in LIBRI