La Nga indaga l'influenza africana sull'arte occidentale

La mostra, che abbraccia l'arte dal XVII secolo ad oggi, si propone di esplorare le complesse e avvincenti storie e l'eredità culturale della diaspora africana

Particolare di «Índio da floresta (Caboclo)» (1963) di Rosina Becker do Valle Collection MASP
Jordan Taliha McDonald |  | Washington D.C.


Una mostra che esplora l'eredità culturale della diaspora africana e la storia della tratta transatlantica degli schiavi verrà aperta questo mese alla National Gallery of Art di Washington, DC.  Dopo essere stata proposta dal Museu de Arte de São Paulo e successivamente dal Museum of Fine Arts di Houston, «Afro-Atlantic Histories» (dal 10 aprile al 17 luglio) vuole stimolare un ulteriore discorso sull'impatto della diaspora africana sulla storia dell'arte.

«La mostra dimostra che il movimento diasporico e la migrazione dei popoli di origine africana sono stati parte integrante dello sviluppo dell'emisfero occidentale», scrivono i curatori della mostra, Kanitra Fletcher, Molly Donovan e Steven Nelson.

La mostra dialoga anche con un'ampia serie di lasciti storici dell'arte come quelli riguardanti le rappresentazioni di soggetti di colore attraverso diversi media. La solida vetrina che espone la ritrattistica di colore, un'antica forma d'arte che è spesso trascurata nelle collezioni dei musei occidentali, è motivo di orgoglio per i suoi curatori, che scelgono alcuni esempi chiave: i sorprendenti ritratti di Dalton Paula «Zeferina» e «João de Deus Nascimento» (2018), il monumentale «Ntozahke II, (Parktown)» di Zanele Muholi (2016) e «Don Miguel de Castro, Emissario del Kongo» (del 1643 ca) di un artista olandese sconosciuto.

La mostra, che abbraccia l'arte dal XVII al XXI secolo, collega i confini nazionali, le lingue, le culture e le storie, riflettendo su come i diversi passati coloniali abbiano influenzato gli artisti che lavorano oggi. «Volevamo mostrare quanto il passato influisca sulle opere degli artisti di oggi», affermano i curatori. «Radcliffe Bailey, Glenn Ligon, Kerry James Marshall, Zanele Muholi, Rosana Paulino, Paulo Nazareth, Kara Walker e tanti altri hanno creato opere che parlano dell’attualità, ma lo hanno fatto guardandosi sia indietro che oltre il loro contesto, sempre amplificando vicende storiche e figure che continuano a risuonare oggi».

La mostra d'arte mira anche ad aggiungere strati e sfumature a quella che spesso è stata una violenta storia di migrazione.
«“Afro-Atlantic Histories” dimostra che le persone di colore hanno avuto storie complesse e avvincenti in tutto il mondo, nonostante le esperienze traumatiche. Celebra la loro gioia, l'amore, la bellezza e la creatività, che non si vedono sempre nei musei o attraverso i media, né viene studiata a scuola», sostengono i curatori.

La mostra includerà opere provenienti da 24 paesi, dall’Africa, dalle Americhe, dai Caraibi e dall’Europa e presenterà testi murali in inglese e spagnolo: la traduzione è parte integrante non solo del percorso della mostra, ma anche dell'impegno dei suoi curatori nell'abbracciare registri e realtà diversi. «Questa molteplicità di prospettive è segnalata dalla parola titolare “storie” dal portoghese “histórias”, che significa storie aperte, plurali e diverse», affermano i curatori. «L'arte può essere istruttiva, un promemoria di come l'umanità è o non è cambiata sotto molti aspetti o di come la storia può essere ricorsiva».

© Riproduzione riservata «Don Miguel de Castro, Emissary of Kongo» (1643 ca) di un artista olandese sconosciuto Statens Museum for Kunst