La Natività nell’arte | Carlo Maratti

Gli auguri della casa editrice con opere scelte dai suoi autori | Il rigore equilibrato del giovane pittore di Camerano, futuro leader del barocco romano, nella Galleria di Alessandro VII nel Palazzo del Quirinale

«Adorazione dei Pastori» di Carlo Maratta, già Collezione Chigi «Adorazione dei Pastori» di Carlo Maratta, Ermitage, S. Pietroburgo «Adorazione dei Pastori» di Carlo Maratta, Palazzo del Quirinale, Roma
Francesco Petrucci |

Il Natale è la festa più gioiosa ed emblematica che esista (non solo per il Cristianesimo), rappresentando un simbolo, un inno alla vita e alla sua continua rigenerazione attraverso l’amore tra una donna e un uomo. Una tra le composizioni più solenni dell’arte italiana, sul tema della visita degli umili alla capanna di Betlemme per rendere omaggio al più glorioso tra i pargoli, è l’affresco di Carlo Maratti (Camerano 1625-Roma 1713) che decora una testata della Galleria di Alessandro VII nel Palazzo del Quirinale.

Una commissione prestigiosa, dato che il palazzo ha costituito per secoli, fino alla presa di Roma nel 1870, la principale residenza papale, segnando per il giovane pittore marchigiano la sua consacrazione e l’inizio di una lunga e fortunata carriera, che lo portò a emergere come principale leader del Barocco romano dopo le scomparse di Pietro da Cortona e Bernini.

La composizione si inserisce nell’ambito della decorazione della maestosa galleria pontificia voluta da Alessandro VII (1655-67), che appena eletto papa ne affidò la progettazione a Pietro da Cortona, portata a compimento tra il 1656 e il 1657. Si tratta del ciclo pittorico più ambizioso del pontificato Chigi, cui parteciparono numerosi artisti sotto la direzione del maestro toscano, che tuttavia lasciò loro autonomia nei singoli interventi, limitandosi forse a suggerimenti rivolti ai suoi più stretti collaboratori.

Il pittore di Camerano, meglio noto a Roma come Maratta, impostò una composizione rigorosamente equilibrata, segnata da due diagonali trasversali: la più evidente, tra pastori genuflessi e fuga angelica, dall’angolo sinistro in basso a quello in alto a destra; la seconda, evidenziata dal tracciato obliquo tra le nubi in alto a sinistra e il gruppo di figure opposte in basso. Su tali direttici sono costruiti vari piani prospettici e di profondità attorno al tema centrale della giovane madre con il figlio, capace di irradiare luce propria anche in un ambiente diurno.

Naturalmente l’archetipo iconografico per gli artisti del ’600 è «La Notte» di Correggio, ma Maratta crea un impianto complesso, con espliciti riferimenti raffaelleschi e carracceschi, innestando vari episodi complementari dotati di autonomia formale, combinati in una sintassi perfetta.

Il controllo del disegno è rigoroso e impeccabile, approdando a quella forma «statuina» di matrice raffaellesca cara a Bernini, distintiva del Barocco romano. D’altronde quest’ultimo durante il viaggio in Francia del 1665 dichiarò a Luigi XIV, commentando un orologio notturno decorato dal Maratta ricevuto in dono dal cardinal Barberini, «che il dipinto era di uno dei migliori pittori di Roma».

Dell’affresco del Quirinale, molto copiato fino al ’700, esistono due repliche autografe in piccolo formato: la prima presso gli eredi Chigi, forse coincidente con quella ricordata da Bellori e donata dal pittore ad Alessandro VII (olio su tela, cm. 91 x 99); un’altra presso il Museo dell’Ermitage a San Pietroburgo, proveniente dalla collezione Crozat e pervenuta nel 1772 nelle collezioni imperiali, forse coincidente con un’ulteriore replica pagata dal cardinale Flavio Chigi nel 1659 (olio su tela, cm. 94,5 x 97,5).

L'autore è Storico dell’arte, architetto, conservatore Museo di palazzo Chigi Ariccia

LA NATIVITÀ NELL'ARTE

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