La Natività di Piero della Francesca non può restare così

Bisogna rimediare al restauro, con arbitrari interventi integrativi, del capolavoro del maestro rinascimentale alla National Gallery di Londra

Un particolare del restauro sotto accusa della «Natività» di Piero della Francesca
Giorgio Bonsanti |  | Londra

Il 22 settembre scorso la Fondazione Piero della Francesca di Sansepolcro, presieduta da Francesca Chieli, ha ospitato la conferenza di Gabriele Finaldi, direttore della National Gallery di Londra, e della restauratrice della stessa galleria Jill Dunkerton. Argomento, il recente restauro della «Natività» di Piero della Francesca, sublime capolavoro realizzato dal pittore per la propria famiglia, che fino alla vendita avvenuta nel 1825 stava nella camera già di Laudomia, moglie di Francesco, nipote di Piero. Approdata alla National Gallery nel 1874, la tavola aveva subito in precedenza un indegno tentativo di restauro, che aveva, fra altri danni, massacrato i volti dei due pastori (in piedi sulla destra).

Mesi fa ho segnalato che il recente restauro integrativo del laboratorio di restauro della National aveva inaccettabilmente creduto di minimizzare il danno dipingendo due volti inventati, uno dei quali (quello di destra), uscito oltretutto dal rifacimento in un imbarazzante color mattone. Il restauro era stato duramente criticato in un articolo di «The Guardian», così come sulla «London Review of Books» (13 luglio). A seguito della giornata settembrina a Sansepolcro, sono tornato sull’argomento con un ulteriore intervento consistente nell’aver preso atto che dopo la conferenza (con ricostruzione molto accurata delle vicende storiche e conservative del dipinto) non sia stato dato il via a un dibattito, come ci si sarebbe aspettato.

Non c’è stato modo pertanto di discutere a viso aperto con i responsabili della National Gallery, e il discorso andrà allora ripreso: l’argomento è troppo importante per accettare che ormai non ci sia più niente da fare. Occorre una mobilitazione di professionisti nella storia dell’arte e nella conservazione che dichiarino di non accettare né la filosofia che ha indirizzato il restauro, quella di confezionare una soluzione gradita al pubblico (che non ama vedere nel Museo dipinti visibilmente danneggiati), inventandosi i due volti «così come li avrebbe dipinti Piero», né il risultato reale raggiunto.

Che si ammetta che il quadro non può rimanere così com’è: si smonti il ritocco, facilmente reversibile, e si crei una piccola commissione internazionale che esamini le soluzioni possibili. L’appello dovrà essere rivolto alla Direzione della National Gallery, ma sarà anche utile informare il direttore della rivista più autorevole e diffusa, il «Burlington Magazine». Occorre una mobilitazione internazionale, che muova dal nostro Paese, patria di Piero.

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