La metamorfosi di «maistro Domenego»

Nella Casa dei Cararresi a Treviso una mostra a cura di Lionello Puppi indaga gli anni italiani del giovane El Greco

 El Greco, Altarolo portatile detto Trittico di Modena. Modena, Galleria Estense
Fabrizio Biferali |

Treviso. Quando il ventiseienne Domínikos Theotokópulos approdò a Venezia, nei primi mesi del 1567, la città era in una fase di grande fermento artistico. Se Iacopo Tintoretto era impegnato nella sala dell’Albergo della Scuola di San Rocco, il primo degli ambienti da lui decorati nella fastosa sede della più ricca tra le Scuole grandi, Paolo Veronese si dedicava all’impresa altrettanto ciclopica della decorazione dei soffitti e delle pareti della chiesa di San Sebastiano. Tiziano invece, il grande vecchio al servizio della Repubblica di San Marco da oltre mezzo secolo, era all’epoca proiettato oltre il perimetro della committenza pubblica di Venezia, sempre pronto a esaudire le fameliche richieste di opere sacre e profane che gli giungevano dalla corte asburgica di Filippo II di Spagna.

Non è forse nemmeno lontanamente immaginabile il vero e proprio shock professionale che dovette subire al suo
...
(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

© Riproduzione riservata El Greco, «Cacciata dei mercanti dal tempio», Minneapolis, Institute of Arts
Altri articoli di Fabrizio Biferali