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Mostre

La mascolinità alla Barbican Art Gallery

Oltre 300 fotografie e filmati di celebri nomi internazionali e di autori più giovani

«Taliban portrait. Kandahar, Afghanistan» (2002) di Thomas Dworzak. © Collection T. Dworzak/Magnum Photos

Londra. In un momento storico in cui nozioni quali «gender-fluid» e «non-binary» stanno rivoluzionando il dibattito su questioni di identità e genere, il concetto tradizionale di mascolinità è finalmente messo a dura prova. Per il suo primo progetto espositivo del 2020 (dal 20 febbraio al 17 maggio), la Barbican Art Gallery di Londra mette in scena i lavori di 50 fotografi e filmmaker da tutto il mondo che indagano le diverse e contraddittorie rappresentazioni di «mascolino», dagli anni Sessanta a oggi.

«Sulla scia del #MeToo e della rinascita dell’attivismo femminista e del movimento per i diritti degli uomini, le nozioni convenzionali di mascolinità sono divenute oggetto di accesa discussione», dichiara Jane Alison, a capo del Dipartimento di Arti Visive del Barbican. Ragioni per cui oggi «questa mostra non potrebbe essere più rilevante».

Sponsorizzata da Calvin Klein, «Masculinities: Liberation through Photography» presenta oltre 300 opere sia di artisti riconosciuti internazionalmente (fra cui Richard Avedon, Robert Mapplethorpe, Annette Messager e Catherine Opie) sia di autori più giovani, meno noti al grande pubblico, alcuni dei quali mai esposti in Gran Bretagna (fra questi, George Dureau, Elle Pérez e Paul Mpagi Sepuya). Un’esposizione ambiziosa, le cui varie sezioni affrontano tematiche specifiche quali identità queer e black, potere e patriarchia, stereotipi eteronormativi, famiglia e paternità.

Fra gli highlight, la serie «Deep Springs» (2018) dell’americana Sam Contis, che ha passato quattro anni in un college maschile del North Dakota, documentando la violenza e l’intimità del luogo e traendo spunto dal mito del cowboy e dell’American West. «Taliban» di Thomas Dworzak, invece, complica l’immagine comune del combattente attraverso ritratti di talebani ritrovati in alcuni studi fotografici di Kandahar, in cui i soldati posano mano nella mano con pistole e fiori come arredi scenici.

Accompagna la mostra un programma di film sullo stesso tema realizzati da registe (fra le altre, Edith Carlmar, Kinuyo Tanaka, Larisa Shepitko e Shahrbanoo Sadat), dal 26 febbraio al 10 marzo presso i Barbican Cinemas.

Federico Florian, da Il Giornale dell'Arte numero 405, febbraio 2020


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