La mano di Artemisia e la vanità di Fabre

Da Blindarte doppio appuntamento: a Napoli (il 25) con l'antico, a Milano (il 27) con l'arte moderna e contemporanea

«San Giovannino» di scuola napoletana, prima metà del XVII secolo (particolare). © Blindarte
Ada Masoero |

Duplice appuntamento, a maggio, per Blindarte, che il 25, dalle 17, batte a Napoli un’asta di «Oggetti d'Arte, Arredi, Dipinti Antichi, Dipinti del XIX secolo, Argenti e Gioielli» e il 27, a Milano, dalle 18, disperde un catalogo di «Arte Moderna e Contemporanea+Design». Nella prima vendita, ricca ovviamente di lotti di area napoletana, appare di particolare interesse la coppia di candelieri di porcellana di Capodimonte, opera del celebre modellatore settecentesco Giuseppe Gricci, stimati 12-15mila euro, ma non mancano belle maioliche dipinte e, per la gioia dei numerosi neoborbonici, c’è l’inedito modelletto per l’imparruccata «Testa del giovane Carlo III di Borbone» (un pezzo unico) stimato anch'esso 12-15mila euro.

Fra i dipinti, oltre al «Giudizio di Salomone» (15-25mila) attribuito a Mattia Preti (1613-99), di cui è stata avviata la notifica, figura in catalogo un «Cristo tra i soldati» (35-45mila) del fratello Gregorio (1603-72), cui si aggiungono il bel «San Giovannino» (25-30mila) di Scuola napoletana del XVII secolo e che presenta affinità stilistiche con le opere di Onofrio Palumbo (attivo a Napoli nella prima metà del Seicento), alla cui realizzazione forse partecipò Artemisia nei suoi anni napoletani, e il «Lago di Averno» attribuito a Richard Wilson (1713-82), possibile (grande) bozzetto per il famoso dipinto conservato alla Tate Gallery di Londra.

Anche nell’Ottocento non mancano pezzi interessanti: per tutti, le due luminose «Venezie» di Rubens Santoro (1859-1942), valutate 12-18mila euro.
Il secondo catalogo, battuto a Milano, offre una scelta molto ampia di opere e di valori. Fra i pezzi più interessanti, oltre ai due lavori di Enzo Cucchi (1949), formati da disegni, resine, metalli e luci elettriche, esposti nel 1987 nella personale alla galleria Beyeler di Basilea (7-10mila e 10-15mila euro), si fa notare la tecnica mista su carta del 1946 (15-20mila euro) di Emilio Vedova (1919-2006), un’opera esemplare della sua tensione di quegli anni verso l’astrazione.

Stessa stima per la grande gouache su carta «Grigio giallo» (1962) di Carla Accardi (1924-2014), mentre è proposta a 22-26mila euro la matita «Cube without a cube» (1982) di Sol LeWitt (1928-2007). In un momento in cui il graffitismo gode di notevole fortuna, va segnalato il grande olio su cartone «Totem» (1984) del graffitista James Brown (1951-2020), esposto ad Art Basel nel 1984 e proveniente dalla galleria di Lucio Amelio, stimato 25-35mila euro. Tornando in Italia, il décollage «Cinemascope» (1962) di Mimmo Rotella (1918-2006) è proposto a 40-60mila euro, mentre la «Superficie bianca» (2005) di formato quadrato, di Enrico Castellani (1930-2017), è valutata 100-150mila euro.

Dopo l’aggiudicazione dello scorso dicembre, a oltre 111mila euro, di «Engel» di Jan Fabre (1958), un’intera sezione del catalogo è dedicata all’artista belga: il pezzo più importante è «The Loyal guide of Vanity» (2016), una grande tavola ricoperta di ali di scarabeo-gioiello realizzata per la personale del 2017 all’Ermitage di San Pietroburgo, proposta a 100-150mila euro, ma non meno suggestiva è «Lump of Meat» (55-80mila), scultura del 1997 rivestita di scarabei e coleotteri, per la quale Fabre si è ispirato al «Bue macellato» di Rembrandt.

Valutazione riservata, infine, per «Riflesso: une peinture en cinq parties pour deux murs, travail situé» (1980) di Daniel Buren (1938), un lavoro angolare del 1980, formato da cinque tele dalle inconfondibili bande verticali di colore, presentate in un momento in cui il maestro francese è oggetto di sempre più intenso interesse. Da non perdere, infine, la ricca sezione fotografica e quella dedicata agli autori africani contemporanei.

© Riproduzione riservata «Cristo tra i soldati» di Gregorio Preti (particolare). © Blindarte «De loyale gids van de ijdelheid (The loyal guide of vanity) dalla serie: Vanitas vanitatum, omnia vanitas» (2016) di Jan Fabre (particolare). © Blindarte
Altri articoli di Ada Masoero
Altri articoli in ASTE