La malinconia è metafisica

Jenny Dogliani |  | Trieste

Nato a Trieste nel 1891, morto nel campo di concentramento di Bibearch nel 1944, spronato a dipingere a inizio anni Venti dallo psicoanalista Edoardo Weiss (il discepolo di Sigmund Freud), Arturo Nathan ha proiettato sulla tela i suoi fantasmi e la sua solitudine.
A questo importante esponente della Metafisica italiana, Torbandena dedica una retrospettiva dal 4 dicembre al 20 febbraio. Delle dodici opere esposte, su ottanta realizzate, due erano considerate perdute e dieci provengono da una collezione privata.
Il percorso parte con un autoritratto del 1924, in cui i colori lividi e il tratto vagamente espressionista alludono ai conflitti e alle incertezze della psiche. In «Incantatore (l’asceta)» del 1924, una strana figura incappucciata di bianco esercita una forza centrifuga e centripeta sulla realtà nello sfondo, piegando il mondo alla sua interpretazione mentale.
Scenari visionari e vagamente
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(l'articolo integrale è disponibile nell'edizione su carta)

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