LA MALA ARTE | La cultura è il miglior detective

Finché non restituiremo all’arte il suo valore sociale, l’assenza di regole, l’omertà degli operatori e le disparità legislative resteranno complici dell’illecito

Caravaggio «I bari» (1594)  Kimbell Art Museum Forth Worth. Foto:Wikipedia
Gloria Gatti |

Nel 1897 Lev Tolstoj scriveva che l’arte nasce per «soddisfare la gente ricca che richiede svaghi ed è disposta a remunerarli profumatamente» ma, da quando alla passione che ha alimentato e alimenta ancora il collezionismo si è accompagnata una logica di mercato, gli oggetti d’arte si sono convertiti in un prodotto che incorpora un valore, e sono divenuti appetibili per ogni economia, compresa quella del crimine e un dipinto ha smesso di soddisfare solo un bisogno estetico, diventando parte di un processo economico al pari di qualunque altro asset. Le opere d’arte, così, hanno assunto un valore nei bilanci delle società, degli istituti di credito e anche dello Stato.

Un valore irreale
Benché arte sia oggi sinonimo di valore, parlare di «strumento mobiliare» è improprio nell’accezione intesa dalla finanza, perché il mercato dell’arte non è né regolamentato né vigilato. L’assenza di
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