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Opinioni

La libertà nella clausura | PASCALE MARTHINE TAYOU

Le voci degli artisti nel coprifuoco da coronavirus

Pascale Marthine Tayou

«Ventitré anni fa, quando l’Africa scopriva gli effetti della perestroika e, nel vento dell'Est e nella caduta del Museo di Berlino, il soffio della globalizzazione, avevo enunciato l’aspetto romantico o, piuttosto, chimerico del mondo dell’arte.

Fin dalle origini il nostro avvenire ci ha affascinato, essendo la gestione del futuro un costante ricominiciare da capo; ora siamo chiusi nel recinto di un mondo di stalking, in cui il tranello risiede nella nostra corsa sfrenata verso la rinascita dalle ceneri.

Sapendo che il mondo dell'arte è un anello importante nel sistema della creazione e dell’innovazione, nutro la profonda convinzione che la sua pratica sia in costante mutazione e non aspetterà la fine dell’attuale quarantena per aprire nuovi capitoli di esplorazioni estetiche.

È un’evidenza che il coronavirus e le sue implicazioni potrebbero in alcuni casi trasformare le ricerche degli artisti e le modalità comportamentali sul mercato delle forme.

Almeno nei primi mesi della quarantena, forse l'uomo lascerà cadere qualcuna delle sue infelici maschere; poi, progressivamente, riavvierà la sua grande ed egoista macchina verso la prossima catastrofe.

Ho spesso optato nel mio lavoro per quello che definisco “generosità egoista”; ma l’urgenza attuale è la generosità generosa per posizionare ancora di più e con esattezza l'uomo al centro delle mie speranze: perché bisognerà trovare rapidamente il rimedio per curare le altre piaghe».

a cura di Laura Lombardi

Pascale Marthine Tayou, edizione online, 7 maggio 2020

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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