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Opinioni

La libertà nella clausura | EULÀLIA VALLDOSERA

Le voci degli artisti nel coprifuoco da coronavirus

Eulalia Valldosera

«Anche la clausura, come tutto, ha diversi aspetti. Da un lato è un incentivo per pensare nuove forme e canali attraverso i quali l’arte può essere utile al bene comune, servendo come antidoto alla paura generale e alla guerra dell’informazione che annullano il potenziale creativo ed evolutivo della società.

Sto cercando di potenziare uno degli aspetti della mia attività come artista, creando uno spazio d’incontro online per continuare a svolgere le mie “sessioni di disegno ed energia”. È un modo di offrire un servizio in cui condivido strumenti di misticismo ancestrale e indigeno che ci insegnano a gestire la nostra energia e quella dell’ambiente, a ottenere benessere e a partecipare al risveglio della coscienza che si sta verificando.

In queste sessioni uso la mia facoltà come pshyquic (persona che assicura utilizzare percezioni extrasensoriali, Ndr) per facilitare la pulizia della memoria e l’attivazione del corpo luminoso dei partecipanti e apro canali affinché esplorino il loro potenziale attraverso le energie universali a nostra disposizione. La pratica artistica da parte della popolazione è uno spazio dimenticato, invece dovrebbe essere un portale necessario per imparare ad accettare il caos e a riprendere il controllo del nostro spazio di libertà.

E dopo? La crisi economica aumenterà e la scena artistica diventerà ancora più polarizzata, secondo le linee che abbiamo già sperimentato negli ultimi decenni, vale a dire che mercanti e collezionisti punteranno su valori sicuri e la maggior parte dei creatori avrà difficoltà a realizzare i propri progetti.

È necessario che accada tutto questo per capire che dobbiamo essere coinvolti e partecipare alla creazione di nuovi contesti per la creatività che implichino un uso più responsabile di mezzi e risorse? Il fenomeno della clausura e dell’isolamento ci obbliga ad ammettere che abbiamo bisogno di periodi d’inattività per rigenerarci. Dobbiamo trovare soluzioni creative che facilitino il salto a un’idea di collettività. Un po’ di silenzio è benvenuto, un periodo di stand by per potere stand up».

A cura di Roberta Bosco, edizione online, 6 aprile 2020



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