La lettera scomparsa: il digamma e i teatri d’ombra di Bonnefoy

Alessandra Ruffino |

La copertina del volume ES

Dell’insigne poeta e critico Yves Bonnefoy (Tours 1923) ES ha da poco edito Il digamma, tradotto e curato da Fabio Scotto.
Informato a quella transgenericità che caratterizza da sempre l’opera del maestro, sensibile esegeta di Giacometti come autore di una delle più intense ricognizioni sul Barocco (Roma, 1630), il libro raccoglie 9 brevi prose che tendono ad acquattarsi in un ermetismo onirico, punteggiato dal fitto ricorrere di voci, ovvero pensieri, che evocano ciò che si sente senza poter esser visto: lontananza, cancellazioni (come nei giochi di ombre cinesi, dove il gesto supplisce la soppressione del volto) e soprattutto ombre: l’ombra come complemento di verità, moneta di sogno e madre di una ben gloriosa prosapia (in Ancora sull’invenzione del disegno, il poeta rimedita il tema della nascita della pittura dell’ombra, mito che da Plinio ai saggi di Stoichita non smette di promanare il suo
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