La leggenda dell’anarchico curatore

Al Castello di Rivoli le ossessioni di Harald Szeemann

Da sinistra, i danzatori Totimo, Suzanne Perrottet, Katja Wulff, Maja Lederer, Betty Baaron Samoa e Rudolf von Laban sul Monte Verità ad Ascona. © The Getty Research Institute. Foto: Johann Adam Meisenbachr
Jenny Dogliani |  | Rivoli (To)

Nel mondo dell’arte è una figura leggendaria, uno di quegli esempi a cui si guarda con ammirazione e riverenza. Un grande precursore, come lo è stato Herbert Chapman per il calcio (il primo allenatore moderno). Harald Szeemann (1933-2005) non è stato soltanto il primo curatore indipendente, è stato il primo curatore nell’accezione che diamo oggi al termine. Szeemann e Chapman, gomito a gomito l’uno con gli artisti l’altro con i calciatori, hanno saputo imporre per la prima volta una visione sistemica, un’idea di «gioco», senza mettersi al servizio delle singole individualità.

È qui, per esempio, la grande innovazione di documenta 5, dove il curatore svizzero, primo direttore artistico dopo il fondatore Arnold Bode, non si limita a compilare la lista degli artisti invitati, i più rappresentativi del momento, ma riconduce le loro opere di generi diversi a un unico tema attraverso cui leggere
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