La Kunstkammer è uno specchio del mondo

Al Musée du Luxembourg una delle rare occasioni di vedere le opere delle Staatliche Kunstsammlungen altrove che a Dresda

Recipiente per bere a forma di unicorno marino di Elias Geyer, Lipsia, 1600 ca. © Grünes Gewölbe, Staatliche Kunstsammlungen Dresden. Foto Carlo Böttger
Luana De Micco |  | Parigi

«Miroir du monde», al Musée du Luxembourg dal 14 settembre al 15 gennaio, è una delle rare occasioni di vedere le opere delle Staatliche Kunstsammlungen Dresden altrove che a Dresda. Sono oggetti che viaggiano poco e infatti non faranno altre tappe dopo Parigi. L’ultima volta che alcune di queste opere sono state esposte in Francia fu nel 2006, alla Reggia di Versaillles, in «Splendori della Corte di Sassonia», mostra che accolse oltre 300mila visitatori.

Le Staatliche Kunstsammlungen Dresden, le Collezioni d’arte di Dresda, sono un’antica istituzione culturale nata a metà del ’500, i cui 15 musei traggono origine dalle collezioni dei principi elettori di Sassonia. A Parigi arrivano opere dal ’500 al ’700, conservate tra l’altro alla Grünes Gewolbe, la Volta Verde del Castello di Dresda, alla Porzellansammlung (il Museo della Porcellana) e alla Rüstkammer (il Museo delle Armi).

Curata da Claudia Brink, conservatrice alle Staatliche Kunstsammlungen Dresden, la mostra si articola in sette sezioni. All’origine della collezione c’è la «Kunstkammer», il gabinetto delle meraviglie dei principi, uno dei primi ad aprire le porte al pubblico in Europa, elogiato dal geografo Pierre d’Avity nella sua Description générale de l’Europe, pubblicata a Parigi nel 1643, che citava tra le maggiori curiosità i corni lunghi e ritorti che venivano attribuiti ai mitici unicorni e si acquistavano a peso d’oro (come si scoprì poi, si trattava invece di denti di narvalo).

Il cabinet serviva anche «alla rappresentazione del potere, spiega Brink, in particolare in occasione delle visite ufficiali di personaggi d’alto rango, poiché le opere scelte, le innovazioni tecniche e gli oggetti etnografici di origini extraeuropee permettevano di sottolineare la mondializzazione delle relazioni commerciali e le ambizioni politiche». Più questi oggetti erano rari e arrivavano da lontano più alto era il loro valore.

Come i manufatti in avorio intarsiato, tra cui un corno per polvere da sparo del 1590 appartenuto alla dinastia imperiale indiana Moghul, e quelli in corallo rosso, tra cui un servizio di posate con manici di quel pregiato materiale che il principe eletto Augusto probabilmente acquistò a Genova tra il 1579 e il 1581. «Ma di sicuro uno degli elementi più preziosi della sua collezione, osserva ancora Brink, era un oggetto ricevuto in dono dall’imperatore Rodolfo II nel 1581 in occasione di una visita a Praga: un frammento di limonite che, in un primo tempo, presentava 16 smeraldi incastonati».

Nel 1587 la collezione si arricchì di altri pregevoli oggetti donati dal granduca di Toscana Francesco de’ Medici al nuovo principe elettore, Cristiano I, tra cui armi ottomane e lacche orientali. Una sezione è dedicata alle porcellane, di cui Augusto II «il forte» di Polonia, principe elettore di Sassonia dal 1694 al 1733, riunì la più grande collezione in Europa. Fu lui a creare, nel 1710, la manifattura di Meissen.

© Riproduzione riservata Conchiglia di nautilo montata e decorata a mo’ di barca su ruote, orefice Hans-Anton Lind, Norimberga, 1603-1609. © Grünes Gewölbe, Dresda, Staatliche Kunstsammlungen. Foto: Paul Kuchel
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