La grande veduta prospettica di Jacopo de’ Barbari

In mostra alle Gallerie d’Italia due versioni della celebre xilografia raffigurante la veduta prospettica a volo d’uccello dell’isola lagunare

Jacopo de’ Barbari, Collezione Intesa San Paolo. Foto di Valter Maino
Veronica Rodenigo |  | Vicenza

È una piccola ma preziosa mostra documentaria quella che le vicentine Gallerie d’Italia allestiscono fino al 18 aprile a Palazzo Leoni Montanari.

Con «Venezia, che impresa! La grande veduta prospettica di Jacopo de’ Barbari», a cura di Angela Munari e Massimo Rossi, vengono posti a confronto il primo (oggi conservato presso la Fondazione Querini Stampalia) e il terzo stato (della Collezione Intesa San Paolo) della celeberrima xilografia ritraente la veduta prospettica a volo d’uccello dell’isola lagunare.

La prima versione è datata 1500 e presenta come peculiarità distintiva il campanile di San Marco privo di cuspide, in quanto distrutta da un fulmine nel 1489; la seconda risale al 1514, con la sommità del campanile ricostruita, mentre nella terza, della seconda metà del secolo XVI, il campanile ricompare come prima della ricostruzione. Una versione, quest’ultima, che riporta un’immagine storicizzata d’inizio secolo della città, motivata dal fatto che l’aggiornamento dell’evoluzione urbanistica si era rivelato alla fine troppo complesso da portare a termine.

Il visitatore può così perdersi nell’analisi del dettaglio minuzioso del particolare, in cui nulla è trascurato della città rinascimentale d’allora, toponimi inclusi, con il ponte di Rialto ancora ligneo e i canali solcati dalle imbarcazioni. Completano l'esposizione altri documenti cartografici, precedenti, coevi e del secolo successivo, raffiguranti sia la città lagunare, sia gli altri grandi centri del Veneto tra cui Padova, Vicenza, Verona, Treviso.

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