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Mostre

La felicità è una piroetta

Venezia. Fino al 14 giugno, Casa dei Tre Oci ospita «L’invenzione della felicità» dedicata a Jacques Henri Lartigue (1894-1986), enfant prodige della fotografia del Novecento. È il 1902 quando, a sette anni, riceve in dono dal padre la prima macchina fotografica, con cui inizia subito a ritrarre la quotidianità borghese di parenti e amici. Tutta la sua carriera è caratterizzata, in netto anticipo sulla nascita dei social, da una sorta di bulimia visiva che lo porta a realizzare decine di migliaia di scatti suddivisi in circa 130 album, spesso accompagnati da appunti e riflessioni. Nelle sue immagini ricorrono salti, tuffi, danze e piroette da cui deriva l’appellativo di «fotografo della felicità», ripreso anche nel titolo della mostra. I suoi sono ritratti di un’epoca e di una classe sociale che, esaltata dalle nuove invenzioni meccaniche, vive fra mondanità e modernità. Negli anni in cui l’avanguardia futurista fonda la propria poetica sulla velocità e sull’impeto del movimento, in ambito fotografico questa attitudine trova terreno nell’evoluzione dell’attrezzatura, ora in grado di ritrarre anche l’istante più effimero. Tra gli scatti di Lartigue l’automobile lanciata in una folle corsa che impedisce all’obiettivo di seguirne la traiettoria e la ragazza che sembra volare sopra i gradini di una scalinata, sono solo due dei tanti esempi. L’esposizione, composta da circa 150 stampe (alcune a colori) 56 delle quali inedite, ne ripercorre l’intera produzione anche attraverso gli episodi più significativi di valorizzazione della sua ricerca a partire dalla mostra del 1963 al MoMA. Da qui Lartigue conosce la fama internazionale grazie alla quale ottiene la pubblicazione di un approfondimento sui suoi lavori degli anni ’20 e ’30 da parte di Richard Avedon e Bea Feitler e nuove collaborazioni con il mondo della moda e del cinema. La mostra, che ha il sostegno della Donation Jacques Henri Lartigue di Parigi, è curata da Denis Curti. Nella foto, «Anna la Pradvina detta La femme aux renards in Avenue du Bois, Paris, 1911».

Monica Poggi, da Il Giornale dell'Arte numero 406, marzo 2020



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